Di tutte le tappe del nostro itinerario in Grecia continentale, Delfi (o Delphi) è sicuramente una di quelle che aspettavamo di più. Ma quindi cosa vedere a Delfi? Tra le cose che ci hanno colpito di più c’è indubbiamente la sua posizione la vista che si ha. Il sito si arrampica sulle pendici del Monte Parnaso, aggrappato a una terrazza di roccia, e sotto si apre una valle di ulivi che scende fino al Golfo di Corinto.
Noi ci siamo arrivati in inverno, in una giornata uggiosa e nuvolosa. Un’atmosfera che, in tutta onestà, ha reso tutto ancora più suggestivo rendendolo ancora di più un luogo magico. Se avete un solo sito archeologico da inserire in un viaggio in Grecia continentale, secondo noi è proprio questo. In questo articolo però ti parliamo di alcuni siti visitati nel Peloponneso e qui invece di quelli visitati a Creta.
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Perché Delfi era l’ombelico del mondo?
Partiamo dal mito, perché è importante arrivare alla visita con una piccola infarinatura. Secondo la tradizione Zeus liberò due aquile dai due confini opposti della Terra: le aquile si incontrarono esattamente sopra Delfi, e quel punto venne segnato come il centro simbolico del mondo. Da lì il nome di omphalos, l’ombelico, dato alla pietra sacra conservata nel santuario.
C’è anche una seconda leggenda, quella del dio Apollo che uccide il serpente Pitone, custode del luogo, prendendone possesso. Da Pitone deriva il nome de La Pizia, la sacerdotessa che qui pronunciava gli oracoli in nome del dio.
Proprio per questo, per oltre mille anni, Delfi fu il luogo dove il mondo greco veniva a chiedere il permesso di agire. Re e generali, salivano fin qui prima di fondare una colonia, dichiarare una guerra o cambiare una legge. L’oracolo era famoso per le risposte ambigue, che potevano andare bene in entrambe le direzioni.
Tornando a noi, il santuario era gestito da una anfizionia, una lega di popoli greci che ne amministrava collettivamente il patrimonio e organizzava i Giochi Pitici, secondi per importanza solo alle Olimpiadi. Le polei facevano a gara a costruire qui il proprio “tesoro”, un piccolo edificio-vetrina per esibire ricchezza e vittorie. Delfi era insomma anche un enorme luogo di rappresentazione politica.
Il declino arriva con l’età romana e si chiude nel IV secolo d.C., quando l’imperatore Teodosio mette fine ai culti pagani. Poi, semplicemente, il santuario scompare sotto la terra e sopra le rovine nasce un villaggio.
Dopo un decennio di trattative tra Francia e Grecia (i francesi la chiamavano ironicamente “la guerra di Troia”), nel 1891 re Giorgio I firmò la concessione degli scavi all’École française d’Athènes, con l’impegno francese di pagare l’esproprio di Kastri. Gli abitanti furono trasferiti poco più a est, dove nacque l’attuale villaggio di Delfi, e tra il 1892 e il 1903 la cosiddetta Grande Fouille riportò alla luce quasi tutto il sito.
Sopra il santuario sepolto era cresciuto il villaggio di Kastri, un paesino di un centinaio di case. Per scavare, dopo la scoperta di Delfi, hanno spostato il villaggio. La città di Delfi dove oggi ti fermi a dormire o a bere un caffè esiste in quella posizione perché qualcuno, centotrent’anni fa, ha deciso di spostarlo di un chilometro.


Cosa vedere a Delfi: il suo sito archeologico
Prima cosa da sapere: il sito è diviso in due parti, separate dalla strada moderna. Da un lato il grande santuario di Apollo (quello con tempio, teatro e stadio), dall’altro il santuario di Atena Pronaia con la celebre Tholos. Il museo sta accanto all’ingresso principale. Il biglietto è unico e comprende tutto.
Il percorso nel santuario di Apollo segue la Via Sacra, la stessa strada in salita che percorrevano i pellegrini antichi.
Cosa vedere a Delfi: la Via Sacra e i tesori delle città greche
Si sale a zig zag tra i basamenti dei monumenti votivi e i resti dei tesori offerti dalle varie poleis. Il più riconoscibile è il Tesoro degli Ateniesi, ricostruito, che celebrava la vittoria di Maratona sui Persiani. Sui suoi blocchi sono incisi anche antichi testi musicali con notazione: uno dei documenti più preziosi che abbiamo sulla musica greca.
Lungo il percorso si incontra anche il muro poligonale, una parete di blocchi incastrati a incastro irregolare che sorregge la terrazza del tempio. Se guardi. da vicino, la superficie è coperta di iscrizioni: centinaia di atti di affrancamento di schiavi, che venivano resi pubblici incidendoli qui, nel luogo più sacro possibile.
Cosa vedere a Delfi: il Tempio di Apollo
Del tempio restano il basamento e alcune colonne rialzate, ma è qui che stava l’adyton, la stanza sotterranea dove la Pizia entrava in trance e pronunciava gli oracoli. Qui si trovava anche l’omphalos, la pietra dell’ombelico del mondo.
Sul tempio, secondo le fonti antiche, erano incise le massime delfiche: la più famosa è “conosci te stesso” (gnothi seauton).
Cosa vedere nel sito archeologico di Delfi: Il teatro e lo stadio
Poco sopra il tempio c’è il teatro, e per noi è il punto più bello di tutto il sito. Costruito nel IV secolo a.C. e ampliato in epoca romana, poteva ospitare circa 5.000 spettatori: ci si sedeva sulle gradinate con il tempio in basso e la valle degli ulivi sullo sfondo. Qui si tenevano le gare musicali e drammatiche dei Giochi Pitici, perché Apollo non era solo il dio degli oracoli ma anche della musica e della poesia.
Ancora più in alto, dopo una salita che qualche fiatone lo costa, si arriva allo stadio, dove si svolgevano le gare atletiche. È il punto più alto del sito e uno dei meglio conservati: si vedono ancora le gradinate e la linea di partenza. Vale assolutamente la salita, anche perché è la parte dove ci sono meno persone.


Il tempio di Atena Pronaia e la Tholos
Dall’altro lato della strada, circa 800 metri a valle dell’ingresso principale, si trova la terrazza chiamata Marmarià. Qui i pellegrini antichi arrivando dalla Beozia incontravano il primo santuario, dedicato ad Atena.
Il monumento simbolo è la Tholos, un tempio circolare del IV secolo a.C. di cui restano tre colonne rialzate con parte della trabeazione. È probabilmente l’immagine più fotografata di Delfi dopo il tempio di Apollo, e in effetti quella forma rotonda in mezzo agli ulivi ha qualcosa di ipnotico.
Piccolo avvertimento pratico: questa parte richiede una breve discesa e risalita a piedi lungo la strada, e capita che venga chiusa temporaneamente per lavori o smottamenti. Se ci tenete, verificate sul posto o alla biglietteria. Purtroppo quando siamo andati noi questa parte era chiusa.
Visitare il sito archeologico: La Fonte Castalia e il ginnasio
Ai piedi delle rocce Fedriadi, c’è la Fonte Castalia: qui i pellegrini si purificavano prima di consultare l’oracolo. Le vasche antiche sono in stato di rovina e chiuse, quindi non aspettarti grandi cose, ma dal punto di vista simbolico è una tappa che chiude il cerchio. Poco più giù, verso Marmarià, si vedono anche i resti del ginnasio, il centro sportivo ed educativo del santuario.
Il Museo archeologico di Delfi: cosa non perdere



Il museo è compreso nel biglietto e va assolutamente visto. Buona parte di quello che il santuario ha perso è finito qui, a cinquanta metri dall’ingresso.
L’opera più celebre è l’Auriga di Delfi, una statua in bronzo del V secolo a.C.: una delle pochissime grandi statue bronzee greche arrivate fino a noi, con gli occhi intarsiati ancora al loro posto. Lo sguardo è una di quelle cose che restano addosso.
Ma il museo ha molto altro:
- La Sfinge dei Nassi, appollaiata su una colonna alta più di dieci metri, offerta dall’isola di Naxos (che noi conosciamo bene, ne abbiamo parlato in questo articolo)
- Kleobis e Bitone, i due enormi kouroi arcaici legati a una storia bellissima e tragica raccontata da Erodoto
- Il fregio del Tesoro dei Sifni, uno dei capolavori della scultura arcaica, con la battaglia tra dei e giganti
- L’omphalos, la pietra ombelico del mondo
- La statua di Antinoo, il favorito dell’imperatore Adriano
Il percorso è cronologico e molto ben spiegato. Consiglio nostro: cerca di visitare il museo prima e poi il sito, così quando salite la Via Sacra sapete già cosa c’era dove.
Informazioni pratiche per visitare Delfi
Biglietti e orari
Il biglietto è unico per sito archeologico e museo e va usato nella stessa giornata.
- Estate (1 aprile – 31 ottobre): 12 € intero
- Inverno (1 novembre – 31 marzo): 6 €, tariffa ridotta per tutti
- Ingresso gratuito per cittadini UE under 25 (documento alla mano) e in alcune giornate specifiche, tra cui la prima domenica di ogni mese da novembre a marzo
Gli orari cambiano molto con la stagione. In estate il sito apre alle 8:00 e chiude alle 20:00, con riduzioni progressive da settembre. In inverno chiude molto prima, intorno alle 15:30, con ultimo ingresso circa venti minuti prima. Il museo ha orari propri, in genere ridotti il martedì.
Noi vi consigliamo di controllare sempre orari e giorni di chiusura prima di partire, perché tra stagionalità e festività la variabilità è alta. Il sito ufficiale del Ministero della Cultura greco è la fonte più affidabile.
Se preferite acquistare in anticipo o abbinare una visita guidata, potete farlo tramite GetYourGuide o Civitatis (link affiliati).
Quanto tempo serve
Contate 3 o 4 ore per fare tutto con calma: circa un’ora e mezza per il santuario di Apollo, quaranta minuti per salire allo stadio e tornare, mezz’ora per la Tholos e un’ora abbondante per il museo.
Cosa portare
- Scarpe con una suola che tenga.
- Acqua e cappello in estate: l’ombra è poca e la salita è tutta esposta
- In inverno, una giacca antipioggia: siete in montagna, a oltre 500 metri
- Il sito ha pendenze notevoli e non è adatto a chi ha difficoltà motorie, mentre il museo è accessibile
Quando andare
La primavera (aprile e maggio) e l’autunno (settembre e ottobre) sono i periodi migliori: clima gradevole e meno folla. In estate conviene arrivare all’apertura o nel tardo pomeriggio per evitare caldo e pullman.
Noi abbiamo visitato in inverno e ce lo siamo goduto praticamente da soli, con le nuvole che si aprivano a intermittenza sulla valle. Il rovescio della medaglia è la chiusura anticipata, che va pianificata.
Come arrivare a Delfi da Atene
Ci sono circa 180km che separano Delfi da Atene, circa due ore e mezza / tre di auto. La zona non è servita dai treni, quindi le opzioni sono tre:
- In auto, che è la scelta che consigliamo se stai facendo un on the road come abbiamo fatto noi: la strada è bella e ti permette di incastrare Arachova, Galaxidi e Ossios Loukas nella stessa giornata. Per il noleggio di un’auto ci affidiamo sempre a DiscoverCars, link affiliato. C’è un parcheggio all’ingresso del sito e altri posti lungo la strada.
- In autobus, con le linee KTEL che partono dal Terminal B di Atene: circa tre ore di viaggio, con poche corse al giorno. Fattibile in giornata, ma ti lega agli orari e ti taglia fuori dai dintorni.
- Con un’escursione organizzata da Atene, che in genere dura una decina di ore e spesso include anche una sosta ad Arachova. È l’opzione più comoda se non guidate.
Dove dormire
Il villaggio di Delfi è a 400 metri dal sito ed è tutto hotel, pensioni, taverne e negozi di souvenir. Comodissimo, ma anche molto turistico e di conseguenza più caro.
Noi abbiamo scelto un Airbnb ad Amfissa, una cittadina a circa quindici minuti di auto. Soluzione più tranquilla, decisamente più economica e comunque perfetta come base per esplorare la zona. La terza opzione è Arachova, dieci minuti nell’altra direzione, più carina del villaggio di Delfi ma con prezzi da località di montagna alla moda.
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Cosa vedere nei dintorni di Delfi



Delfi da sola vale il viaggio, ma nel raggio di un’ora ci sono tre tappe che secondo noi meritano davvero.
Arachova
Dieci minuti sopra Delfi, Arachova è un villaggio di montagna sulle pendici del Parnaso, con case in pietra, strade ripide e terrazze panoramiche sulla valle. È diventata la meta invernale preferita degli ateniesi grazie al vicino centro sciistico, tanto da essere chiamata la “Mykonos d’inverno”.
Da provare il formaela, il formaggio locale. Noi abbiamo fatto colazione da Belleville, che ha una vista stupenda sul paese.
Galaxidi
Circa 35 minuti a sud, sul Golfo di Corinto, Galaxidi è un borgo di mare che ci ha conquistati completamente. Case neoclassiche, vicoli silenziosi, limoni nei giardini e un porticciolo pieno di barche. Questo paesino ha fatto dire ad Alessio: “comprerei una casa qui”.
Fu per secoli uno dei centri navali più importanti della Grecia: tra XVIII e XIX secolo prosperò con il commercio marittimo e la costruzione di navi, e le grandi case dei capitani affacciate sul porto raccontano ancora quel periodo. Molti la attraversano di corsa andando verso Delfi: fermatevi almeno un paio d’ore.
Il monastero di Ossios Loukas
Sulla strada tra Delfi e Atene, con una deviazione di poco, si trova uno dei monasteri bizantini più importanti della Grecia, patrimonio UNESCO insieme a Dafni e Nea Moni.
Fondato nel X secolo dall’eremita Luca lo Stilita, conserva mosaici e affreschi dell’XI secolo con fondi dorati e figure solenni. Anche la posizione è notevole: costruito su un pendio sopra una valle di ulivi, con vista aperta sulle montagne della Grecia centrale.
Delfi vale una tappa? Per noi sì, senza dubbi
Alla fine del nostro viaggio da Salonicco ad Atene, tra le Meteore, l’Epiro e le lagune di Messolonghi, Delfi resta una delle tappe più belle soprattutto se si vuole capire qualcosa di più sulla Grecia classica.
Se stai costruendo il tuo itinerario, trovi il racconto completo del nostro on the road nell’articolo sull’itinerario in Grecia continentale, mentre ad Atene ti consigliamo di dedicare qualche ora a Exarchia e ad Anafiotika. Tutti gli altri nostri articoli su tutta la Grecia li trovi nella sezione Grecia.















