Kyoto è stata una delle tappe più attese del nostro itinerario di 3 settimane in Giappone, quella che tutti, prima di partire, ci avevano descritto come imperdibile. Le aspettative altissime a volte sono un rischio, ma con Kyoto è stato un vero colpo di fulmine. In questo articolo ti raccontiamo cosa vedere a Kyoto in 3 giorni (anche se sono più 2 giorni pieni), dove abbiamo passato 3 notti. Abbiamo optato per un percorso che alterna i grandi classici a qualche tappa meno battuta.
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Giorno 1: Il nostro arrivo a Kyoto, la città dei mille templi
Dopo aver lasciato Suzuka dove abbiamo assistito al Gran Premio di Formula 1 (per la gioia di Cécile), arriviamo a Kyoto nel tardo pomeriggio. Dormiamo da due host dolcissimi, Osamu e Mikiko, in un quartiere tranquillo e residenziale, a Kyoto Nord (inizio di Kita Ward). Facciamo due passi nei dintorni, osserviamo la sakura notturna che a Kyoto abbiamo trovato nel suo massimo splendore, e ceniamo a Tenkaichi a due passi da casa.
Giorno 2: il primo vero giorno a Kyoto
Alcune cose da vedere a Kyoto Nord (Kita Ward): Kamo River e Kamigamo-Jinja


Iniziamo la giornata con una colazione in un kissaten, uno dei tradizionali caffè giapponesi, da Kitayamakan, un locale storico gestito da due signori che preparano ancora il caffè con il sifone. Da qui ci incamminiamo verso la Kamo River, seguendo il fiume in direzione nord. È aprile e gli alberi di ciliegi sono in piena fioritura: lungo le rive troviamo una successione di alberi in fiore che rende questa passeggiata una delle più piacevoli di tutto il viaggio.
È una parte di Kyoto molto diversa da quella dei grandi templi e delle strade affollate del centro, quindi non aspettatevi i classici must-see. Quello che abbiamo apprezzato di questa zona è che si tratta di una Kyoto più quotidiana, fatta da casette tradizionali (e altre modernissime, ma sempre basse), sentieri lungo il fiume Kamo e piccoli locali che sembrano deliziosi.
La passeggiata ci porta fino al Kamigamo-jinja, uno dei più antichi santuari shintoisti di Kyoto e luogo sacro della città, fondato secondo la tradizione nel 678 e oggi parte dei monumenti storici dell’antica Kyoto inseriti nella lista del patrimonio UNESCO. Quando Kyoto divenne capitale del Giappone nel 794, l’imperatore Kanmu si sarebbe recato qui per pregare per la prosperità del paese. Insieme al vicino Shimogamo-jinja, il santuario è tradizionalmente considerato uno dei luoghi di protezione della città.
Nonostante la sua importanza storica e religiosa, il Kamigamo-jinja è molto più tranquillo rispetto ai luoghi più famosi di Kyoto. Anche per questo, arrivarci a piedi lungo la Kamo River è stato uno dei modi che abbiamo preferito per esplorare questa parte della città.
Cosa vedere a Kyoto: il Kinkaku-ji, il Padiglione d’Oro

Dalla poca folla del nord di Kyoto passiamo a uno dei luoghi più presi d’assalto della città: il Kinkaku-ji, il celebre Padiglione d’Oro. Qui, rispetto alla Kamo River e al Kamigamo-jinja, troviamo decisamente più gente. Il tempio è quasi interamente ricoperto di foglia d’oro e si affaccia su uno stagno che lo riflette nelle giornate più tranquille.
Il padiglione fa parte del Rokuon-ji, un tempio Zen della scuola Rinzai, ma la sua storia inizia ben prima della trasformazione in luogo religioso. L’edificio originale fu costruito nel 1397 per volere dello shōgun Ashikaga Yoshimitsu, che lo scelse come villa per il proprio ritiro dopo essersi ritirato dalla vita politica. Il complesso divenne uno dei simboli della ricchezza e del potere dello shogunato Ashikaga e, soprattutto, della cultura del periodo Muromachi, quando Kyoto visse un’importante fioritura delle arti, dell’architettura e delle cerimonie del tè.
Dopo la morte di Yoshimitsu, nel 1408, la villa fu trasformata in un tempio Zen secondo le sue volontà. Il Padiglione d’Oro è particolare anche per la sua architettura: i suoi tre piani presentano stili differenti, combinando elementi dell’architettura delle residenze aristocratiche, delle case dei samurai e dei templi Zen. L’ultimo piano, sormontato da una fenice, è probabilmente l’immagine più riconoscibile del Kinkaku-ji.
Il padiglione che vediamo oggi, però, non è quello di Yoshimitsu. Nel 1950 fu completamente distrutto da un incendio appiccato da un giovane monaco e venne ricostruito nel 1955 seguendo il progetto dell’edificio originale. La ricostruzione mantenne l’aspetto del padiglione, mentre negli anni successivi furono eseguiti ulteriori interventi per preservare la doratura.
Se vuoi visitarlo con un po’ meno folla, il consiglio è semplice: vieni al mattino, in orario d’apertura. Anche la luce del mattino, soprattutto nelle giornate di sole, rende decisamente meglio sul padiglione dorato rispetto alle ore pomeridiane.
Cosa vedere a Kyoto in 3 giorni: il tempio Otagi e la foresta di bambù di Chikurin
Dal Kinkaku-ji ci spostiamo verso nord-ovest (a questo punto è forse bene specificare che in Giappone ci siamo sempre mossi in automobile), fino al tempio Otagi Nenbutsu-ji, uno dei luoghi che ci sono piaciuti di più in questa parte di Kyoto. Il tempio, fondato secondo la tradizione nel 766, è famoso per le sue circa 1.200 statue di rakan, i discepoli di Buddha. Ricoperte in parte dal muschio e immerse nella vegetazione, sono molto diverse dalle immagini più solenni che associamo ai templi giapponesi.
Da qui raggiungiamo una delle tante foreste di bambù che si trovano a Kyoto. La più famosa è naturalmente quella della zona di Arashiyama, ma non è l’unica: noi abbiamo scelto la foresta di bambù di Chikurin, che ci è sembrata un’alternativa altrettanto piacevole e soprattutto più tranquilla. Considera che, soprattutto in alta stagione, c’è una vera e propria folla che decide di andare alla foresta di bambù di Arashiyama.


Cosa vedere a Kyoto in 3 giorni: il tempio di Tenryu-ji e una pausa per pranzo
La mattinata prosegue con il Tenryu-ji, uno dei principali templi zen di Arashiyama e il più importante tempio della scuola Rinzai a Kyoto. Fondato nel 1339 dallo shōgun Ashikaga Takauji, nacque per volontà dell’imperatore Go-Daigo, morto pochi anni prima, e fu costruito sul terreno dove sorgeva una precedente residenza imperiale.
Il tempio è famoso soprattutto per il suo giardino Sogenchi, progettato dal monaco zen Musō Soseki e costruito sfruttando lo stagno e le montagne di Arashiyama come parte della composizione. È uno dei pochi giardini zen medievali giapponesi ad aver conservato in larga parte la struttura originale e, nelle giornate limpide, il paesaggio di Arashiyama diventa parte integrante del giardino.
Il complesso che vediamo oggi, però, è in gran parte frutto di ricostruzioni: gli edifici del Tenryu-ji furono distrutti più volte dagli incendi. È un luogo interessante, ma anche molto frequentato e, dovendo scegliere come distribuire il tempo a Kyoto, per noi è una delle tappe che si possono sacrificare senza troppi rimpianti, soprattutto se si è già visitato un buon numero tra i mille templi e giardini in città.
A questo punto, però, è decisamente arrivato il momento di mangiare. Per pranzo scegliamo un ramen da Tengu (delizioso e frequentato da molti local e da qualche turista), mentre per il caffè facciamo una pausa da Kuraku Kyoto Stand, dove proviamo anche un matcha, una delle specialità per cui Kyoto è famosa in tutto il mondo!
Dopo il caffè, dedichiamo un po’ di tempo all’attività preferita di Alessio in Giappone: andare a caccia di Pokémon!
Cosa vedere a Kyoto in 3 giorni: il santuario di fushimi Inari
Nel pomeriggio ci spostiamo a Fushimi Inari Taisha, uno dei santuari più famosi di Kyoto e uno dei luoghi che più facilmente si associano alla città. Il santuario è dedicato a Inari, divinità shintoista legata originariamente al riso e all’agricoltura e, nel corso dei secoli, anche al commercio e alla prosperità. Il complesso si trova ai piedi del “monte” omonimo, alto 233 metri, e il santuario principale è seguito da un percorso che sale attraverso il bosco fino alla cima.
La caratteristica più famosa sono naturalmente i tantissimi torii rossi che accompagnano il sentiero. Il percorso è conosciuto come Senbon torii, letteralmente “mille torii”, ma quelli presenti sul monte sono in realtà molti di più: si parla di circa 10.000 torii, donati nel corso del tempo da aziende, commercianti e privati come forma di ringraziamento o auspicio di prosperità. Su molti di essi sono infatti incisi il nome del donatore e la data della donazione.
Lungo il percorso incontriamo anche numerose statue di volpi, considerate messaggere di Inari. Il percorso completo fino alla cima richiede circa due ore, ma non è necessario arrivare fin lassù per vedere i torii più spettacolari.
La parte più affollata è quella all’ingresso e nei primi tratti del Senbon torii. Basta però fare qualche passo in più per lasciare progressivamente alle spalle la folla e ritrovarsi a camminare quasi da soli tra gli alberi. Noi abbiamo scelto di proseguire proprio per questo motivo.


Una passeggiata a Gion e una cena a base di sushi
Concludiamo la giornata nel quartiere di Gion, il famoso quartiere delle geishe, il quartiere storico di Kyoto che si sviluppò a partire dal XVII secolo intorno al santuario Yasaka, allora conosciuto come Gion-sha. La presenza di pellegrini diretti al santuario favorì la nascita di sale da tè, ristoranti e luoghi di intrattenimento, trasformando progressivamente la zona in uno dei principali hanamachi di Kyoto, i quartieri tradizionalmente legati alle arti e all’intrattenimento delle geiko.
Oggi Gion è conosciuto soprattutto per le sue geiko e maiko, i nomi con cui a Kyoto vengono chiamate rispettivamente le artiste professioniste e le apprendiste. Il quartiere conserva ancora molte delle tradizionali machiya, le case a schiera in legno, oltre alle ochaya, le case da tè dove le geiko e le maiko si esibiscono.
Una passeggiata tra le strade di Hanamikoji e nei vicoli che si diramano dalla via principale è comunque piacevole anche senza riuscire a vedere geiko o maiko. Gion è una delle poche zone di Kyoto dove sono ancora ben visibili l’architettura e l’atmosfera della città tradizionale, anche se oggi è diventata una delle aree più turistiche (preparati ad essere sempre circondato da tantissima gente).
Per cena scegliamo invece di andare fuori dal quartiere (troppo turistico) ed andare Hanato Sushi, dove mangiamo dell’ottimo sushi. Una conclusione semplice, ma perfetta, per la nostra prima giornata alla scoperta di Kyoto.
Giorno 3 a Kyoto: tra ville imperiali e sentiero del filosofo
Cosa vedere a Kyoto: la villa imperiale di Katsura

I nostri host, Osamu e Mikiko, ci hanno detto che non potevamo lasciare Kyoto senza aver visitato la villa imperiale di Katsura. Il complesso si trova nella parte sud-occidentale della città ed è uno dei più importanti esempi di architettura residenziale tradizionale giapponese.
La villa fu costruita a partire dal XVII secolo per volere del principe Hachijō Toshihito, membro della famiglia imperiale, e venne ampliata negli anni successivi dal figlio Toshitada. Il progetto si ispira alle residenze aristocratiche del periodo Heian e integra edifici, giardini, stagni e percorsi in un unico insieme pensato per essere osservato e vissuto in movimento. Tra le attività a cui era destinata c’era anche lo tsukimi, la contemplazione della luna, particolarmente importante nella cultura aristocratica giapponese.
Katsura è famosa proprio per questo rapporto tra architettura e natura. Non bisogna quindi aspettarsi una facciata monumentale o un edificio unico da ammirare, ma una successione di prospettive, padiglioni, giardini e scorci che cambiano man mano che si percorre il sentiero. Le diverse sale da tè sono distribuite nel giardino e progettate per inserirsi nel paesaggio invece di dominarlo.
La villa ebbe un’influenza importante anche sull’architettura occidentale del Novecento. La sua semplicità, l’uso di materiali naturali, l’asimmetria e il modo in cui gli spazi si susseguono senza una rigida simmetria interessarono diversi architetti modernisti, tra cui Le Corbusier, Carlo Scarpa e Alvar Aalto. Katsura divenne così uno dei casi più studiati di architettura giapponese in Occidente.
Anche il giardino è considerato uno dei grandi esempi del paesaggio giapponese. La visita avviene attraverso un percorso guidato di circa un’ora, durante il quale vengono spiegati gli edifici, i giardini e i diversi punti di osservazione.
Per visitarla è necessario registrarsi e avere con sé un documento d’identità; conviene inoltre controllare la disponibilità degli ingressi sul sito ufficiale. Quando siamo andati noi, i visitatori erano pochissimi (e tutti giapponesi), cosa che ha reso la visita ancora più piacevole.
Un pranzo da Guida Michelin ed il museo del Manga
Per pranzo scegliamo il ramen di Men-ya Inoichi Hanare, segnalato dalla Guida Michelin e all’altezza della sua reputazione. Qui il brodo fa davvero la differenza. Ordiniamo anche il tofu con maiale piccante, da condire con il sansho, il pepe giapponese che durante questo viaggio è diventato rapidamente una delle nostre spezie preferite.
Dopo pranzo ci fermiamo al Museo Internazionale del Manga di Kyoto, ospitato in quella che un tempo era una scuola elementare. La collezione comprende circa 300.000 manga, dalle pubblicazioni storiche fino ai titoli contemporanei, e permette di capire quanto il fenomeno sia più ampio della semplice produzione fumettistica contemporanea.
Il museo racconta infatti l’evoluzione del manga e delle forme di narrazione illustrata in Giappone, mostrando anche materiali precedenti alla nascita del manga moderno. Una delle cose che ci colpisce è scoprire quanto la lettura dei manga sia trasversale alle età e non quindi relegati al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, ma fanno parte da decenni della cultura popolare giapponese.
Prima di proseguire facciamo anche una tappa al Pokémon Center di Kyoto, dove Pikachu ci accoglie con un kimono ispirato alla città.


Visita al Padiglione d’argento, il Ginkaku-ji
Ci dirigiamo poi verso il famoso Ginkaku-ji, il Padiglione d’Argento. Già il percorso per raggiungerlo merita una passeggiata: la strada si snoda tra case in legno, piccoli negozi e ciliegi in fiore, ricordandoci che a Kyoto spesso anche gli spostamenti tra un tempio e l’altro regalano scorci non indifferenti.
Il Padiglione d’Argento fu costruito a partire dal 1482 per volere dello shōgun Ashikaga Yoshimasa, nipote di Yoshimitsu, lo stesso shōgun che aveva fatto costruire il Kinkaku-ji. Yoshimasa fece costruire qui la propria villa di ritiro cercando di ispirarsi al Kinkaku-ji, la residenza del nonno Yoshimitsu.
L’argento, però, non arrivò mai: secondo la tradizione, Yoshimasa avrebbe voluto rivestire il padiglione, ma il progetto rimase incompiuto, probabilmente a causa delle difficoltà economiche e della guerra che in quegli anni aveva colpito Kyoto. Dopo la sua morte, nel 1490, la villa venne trasformata in un tempio Zen.
E proprio per questo, se il Kinkaku-ji colpisce soprattutto per la sua facciata dorata, qui sono invece il giardino e il rapporto con il paesaggio a fare la differenza. Il complesso ospita un importante giardino di muschio e un particolare giardino di sabbia, con il celebre Ginshadan, una piattaforma di sabbia rastrellata, e il Kogetsudai, un cono di sabbia che dovrebbe evocare il monte Fuji.
Cosa vedere a Kyoto in 3 giorni: il bellissimo sentiero del filosofo con i ciliegi in fiore
Subito fuori dal Ginkaku-ji inizia il Sentiero del Filosofo, una passeggiata di circa due chilometri che segue il piccolo canale del lago Biwa attraverso una zona residenziale della città. Il nome deriva dal filosofo giapponese Nishida Kitarō, che frequentava questo percorso durante le sue passeggiate quotidiane tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
La strada è piacevole in qualsiasi stagione, ma durante la fioritura dei ciliegi diventa particolarmente bella: gli alberi seguono il corso del canale e in alcuni tratti formano una sorta di tunnel rosa sopra il sentiero.


Una passeggiata al centro ed al mercato di Nishiki: il cuore di Kyoto
Prima di cena ci spostiamo verso il centro di Kyoto, pieno di vie commerciali (con negozi di carte Pokémon e il famosissimo quanto devastante Don Quijote).
Facciamo un giro tra le vie del centro e arriviamo al Nishiki Market, lo storico mercato coperto conosciuto come la “cucina di Kyoto” e lo street food. Il mercato si sviluppa per circa 400 metri lungo una stretta galleria e ospita bancarelle e piccoli negozi che vendono prodotti alimentari locali, ingredienti della cucina giapponese, sottaceti, spezie, dolci e specialità pronte da mangiare. Detto questo, abbiamo trovato questa parte molto turistica e, in tutta onestà, sacrificabile.
Una cena in un’autentica pizzeria napoletana
Per cena ci concediamo invece un piccolo guilty pleasure: la pizzeria da Ciro. Il pizzaiolo è giapponese, ma ha lavorato per alcuni anni a Napoli e parla perfettamente italiano. La pizzeria ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Bib Gourmand della Guida Michelin, e la pizza ci ha davvero sorpresi: impasto leggero, ben cotto e altamente digeribile.
Dove dormire a Kyoto
Mai come a Kyoto, ma in qualsiasi parte durante un viaggio in Giappone, consigliamo di dormire in guesthouse o case condivise gestite da host locali: è stato uno dei modi migliori per entrare davvero in contatto con la città, i suoi adorabili abitanti come Osamu e Mikiko, e ci ha offerto un’ottima soluzione economica.
Cose che non siamo riusciti a visitare a Kyoto in 3 giorni
Kyoto è una città in cui si potrebbe continuare a visitare templi e santuari per settimane, quindi anche questa volta abbiamo dovuto fare delle scelte, come nel caso di Tokyo.
In questo viaggio a Kyoto, non abbiamo esplorato davvero il quartiere di Higashiyama, lasciando fuori alcune delle strade più famose della zona, come Sannenzaka e Ninenzaka, né siamo entrati nel Kiyomizu-dera. Abbiamo inoltre saltato il parco Maruyama e il vicino Nanzen-ji, due tappe che si prestano bene a essere abbinate a una passeggiata tra i templi e i ciliegi di Higashiyama.
Non siamo neanche saliti al Kyoto Tower, non abbiamo visitato il castello Nijō né il Palazzo Imperiale di Kyoto e abbiamo lasciato per un’altra occasione alcuni dei templi più famosi, come Tō-ji, Kiyomizu-dera e Ryoan-ji.
Nel centro di Kyoto non abbiamo visitato il quartiere di Ponto-chō (o pontocho), uno degli storici hanamachi della città, né ci siamo dedicati a una visita più approfondita ai numerosi templi e santuari che abbiamo lasciato fuori dall’itinerario.
Se rimani qualche giorno in più a Kyoto, e viaggi in treno, puoi decidere di fare in giornata due gite in giornata, partendo dalla stazione di Kyoto, che si trovano nella golden route: Osaka (che non ci ha fatto impazzire, come spieghiamo in questo lungo articolo) e Nara (che invece ci è piaciuta moltissimo come scritto nell’articolo dedicato).







