In questo articolo ti parliamo di cosa vedere a Phnom Penh, la bella capitale della Cambogia. In Cambogia siamo arrivati durante il nostro Bambù Tour, dopo aver visitato Bangkok, Laos, Cina e Vietnam. Prima di arrivare in questo paese incredibilmente resistente, avevamo aspettative bassissime su Phnom Penh. Sarebbe stato meglio avere aspettative più alte, visto che alla fine, convinti dalle cattive valutazioni, siamo rimasti una sola notte. Proprio per questo, non seguire i nostri errori, e prenota almeno 2 notti nella capitale cambogiana.
Oltre ai consigli su cosa vedere a Phnom Penh fai da te, vogliamo brevemente parlarti dell’assicurazione sanitaria che consigliamo. Il nostro partner per le assicurazioni di viaggio è Heymondo, società leader nel settore con più di 2.000 recensioni certificate su trustpilot.com e altri portali. Clicca qui per acquistare ora la tua polizza assicurativa con Heymondo e accedere al 10% di sconto esclusivo per i nostri lettori e follower! Non farti sfuggire questa opportunità prima del tuo viaggio in Cambogia o nel sud-est asiatico.
Cosa vedere a Phnom Penh: Choeung Ek Memorial, il campo di sterminio dei khmer rossi
Uno dei tanti motivi per venire a Phnom Penh (e intrattenersi in città almeno due notti) è il campo di sterminio di Choeung Ek.
Prima di iniziare però, vogliamo condividere con te un po’ di storia. Pol Pot ed i Khmer Rossi controllarono il paese per 3 anni, 8 mesi e 20 giorni. Furono anni duri, anni che lacerarono una nazione e che portarono a 20 anni di guerra civile, fino al 1999. Un terzo degli abitanti della Cambogia morì. I processi per i crimini contro l’umanità perpetuati dai Khmer Rossi sono finiti solo nel 2022.
Per essere portati in questi campi di sterminio bastava poco: un paio di occhiali, una laurea (soprattutto se in giurisprudenza e medicina), essere insegnanti, parlare una lingua straniera. Il motto di Pol Pot era “lasciarli vivere non ci porta alcun beneficio, farli sparire non ci costa nulla”. I Khmer Rossi non uccidevano con un colpo di pistola, i proiettili costavano parecchio. Venivano utilizzati gli strumenti dell’agricoltura. Per coprire le urla, canti rivoluzionari erano trasmessi ad altissimo volume.
Pol Pot voleva esaltare il popolo antico, l’unico popolo degno di esistere. Per popolo antico si intendeva il popolo dei contadini, che si contrapponeva al popolo moderno che viveva negli spazi urbani. Arrivato al potere, tutti gli abitanti delle città furono deportati nelle campagne dove furono obbligati a coltivare il riso. Per darvi un’idea, Phnom Penh fu svuotata in 2 giorni.Per più di 3 anni fu una città fantasma.
Passeggiare per Choeung Ek è dura, bisogna essere emotivamente pronti. Prendi assolutamente l’audio guida (c’è anche in italiano) e ritagliati almeno 2-3 ore per la visita, ti serviranno tutte. Visitare questo campo di sterminio è un’esperienza cruda: troverai solchi lasciati dalle fosse comuni e, molto probabilmente, denti umani (specialmente durante la stagione delle piogge, momento in cui frammenti ossei e denti riemergono in superficie). La terra continua a restituire anche pezzi di stoffa e magliette fatte a brandelli. Sorvoliamo sui dettagli più macabri che sono difficili da digerire.
Il biglietto costa 6€.



Cosa vedere a Phnom Penh: il museo del genocidio di Tuol Sleng
Per completare la visita bisogna andare al Tuol Sleng Memorial, una scuola adibita a prigione (le scuole furono abolite durante il regime dei khmer rossi). Quando i vietnamiti liberarono la prigione, c’erano solo 7 sopravvissuti.
Il Tuol Sleng Genocide Museum, conosciuto anche come S-21, era un tempo un centro di detenzione e tortura gestito dai Khmer Rossi tra il 1975 e il 1979. In quegli anni, oltre 20.000 persone vi furono imprigionate: donne, uomini, bambinǝ, intellettuali, stranierǝ. Quasi nessuno ne uscì vivo. Le loro fotografie in bianco e nero, scattate all’ingresso del carcere, ancora oggi fissano il visitatore dai muri delle stanze, raccontando con sguardi muti una sofferenza impossibile da dimenticare.
Oggi Tuol Sleng è un museo che invita alla riflessione: conserva le celle, le catene, le testimonianze e i documenti delle vittime, tradotti e archiviati con cura dal Documentation Center of Cambodia. Due sopravvissuti, Chum Mey e Bou Meng, tornano ancora a volte sul posto per raccontare in prima persona la loro esperienza. Visitare Tuol Sleng non è facile, ma è necessario per comprendere fino in fondo le ferite della Cambogia e il valore della memoria. Consigliamo di visitarlo dopo il campo di sterminio di Choeung Ek.
Cosa vedere a Phnom Penh: il complesso del palazzo reale
Simbolo del potere monarchico cambogiano, il Palazzo Reale di Phnom Penh incanta con i suoi tetti khmer dorati e le forme slanciate che un tempo dominavano lo skyline della capitale. Affacciato sul fiume Tonlé Sap, il complesso ospita la residenza ufficiale del re Norodom Sihamoni, anche se l’accesso per il pubblico è limitato alla Sala del Trono e ad alcuni padiglioni circostanti.
Qui si svolgono le cerimonie ufficiali, ed è ancora visibile l’imponente struttura alta 59 metri ispirata al tempio di Bayon ad Angkor. All’estremità orientale si trova il Padiglione Chan Chhaya, un tempo usato per le danze reali e ancora oggi illuminato in occasioni speciali. Da non perdere anche il curioso Padiglione Napoleone III, una struttura in ferro donata dalla Francia, costruita originariamente per l’inaugurazione del Canale di Suez nel 1869.
All’interno del complesso si trova anche la celebre Pagoda d’Argento, così chiamata per il pavimento composto da oltre 5000 piastrelle in argento massiccio. Al suo interno si custodiscono tesori come il Buddha di Smeraldo, una statua in cristallo Baccarat su piedistallo dorato, e un Buddha in oro massiccio decorato con oltre 2000 diamanti, il più grande dei quali pesa 25 carati.
Oltre a opere d’arte e oggetti religiosi, lungo le pareti si possono ammirare splendidi affreschi che illustrano il Ramayana, mentre una piccola stupa ospita una reliquia di Buddha proveniente da Sri Lanka. Nonostante i danni subiti durante il periodo dei Khmer Rossi e l’invasione vietnamita, la pagoda resta uno dei pochi luoghi in Cambogia dove sopravvive l’opulenza artistica del passato reale.



Cosa vedere a Phnom Penh: i templi di Wat Ounalom e Wat Phnom
Tra i templi più significativi della capitale, Wat Ounalom rappresenta il cuore del buddismo cambogiano: fondato nel 1443, è sede del patriarca supremo e ospita una comunità di monaci attivi nella vita religiosa del paese. Durante il regime dei Khmer Rossi il complesso subì gravi danni, ma molti edifici sono stati ricostruiti e oggi è nuovamente un centro vivo di culto e studio.
Al secondo piano dell’edificio principale si trovano le statue del patriarca Huot Tat, assassinato nel 1971, e di altri leader spirituali. Al terzo piano, spesso chiuso al pubblico, si può vedere una piccola statua in marmo del Buddha, frantumata e poi ricomposta dopo l’invasione vietnamita. Dietro al tempio principale si nasconde una stupa dorata contenente un’antica struttura in arenaria risalente al XII secolo, accessibile solo con l’aiuto di un custode.
A pochi chilometri di distanza sorge Wat Phnom, il tempio da cui Phnom Penh prende il nome. Costruito su un piccolo colle alto 27 metri, è il punto più elevato della città e meta di pellegrinaggio per chi cerca fortuna. Il santuario attuale è stato ricostruito più volte tra il XV e il XX secolo, e custodisce una grande stupa con le ceneri del re Ponhea Yat ( 1405–67).
La leggenda narra che sia stata una donna, Lady Penh, a fondare il tempio dopo aver trovato statue del Buddha in un tronco galleggiante nel fiume. Ancora oggi una sua statua sorridente veglia sul sito. Lungo il percorso si incontrano piccoli santuari e un centro artigianale dove donne e persone con disabilità realizzano oggetti fatti a mano. Wat Phnom è il luogo perfetto per un momento di raccoglimento, ma anche per osservare la città da un punto di vista simbolico e sopraelevato.
Cosa vedere a Phnom Penh: mercati da non perdere
Per immergersi nella vita quotidiana della capitale cambogiana, nulla batte una visita ai suoi mercati, veri e propri cuori pulsanti della città. Tra i più emblematici c’è Psar Thmei, conosciuto anche come Central Market (mercato centrale). Costruito nel 1937 in stile art déco, il suo edificio giallo a cupola ricorda una ziggurat babilonese ed è uno dei più grandi al mondo nel suo genere.
Il mercato è ben ventilato anche nelle ore più calde e ospita quattro ali ricche di bancarelle che vendono gioielli, monete, abbigliamento, elettronica e oggetti vintage. La sezione dedicata al cibo, sul lato ovest, è ideale per fotografare ingredienti locali o gustare street food come bobor (una zuppa di riso) o kuyteow (zuppa di noodle). Tuttavia, è consigliabile contrattare: il mercato è noto per i prezzi maggiorati destinati ai turisti, una pratica soprannominata localmente “shaving your head”.
Un altro luogo imperdibile per chi cerca occasioni è il mercato russo (Tuol Tom Pong), un dedalo coperto pieno di sorprese. Negli anni ’80 era frequentato da expat russi, da cui il nome, ma oggi è il posto giusto per comprare souvenir, vestiti, artigianato e oggetti d’antiquariato (molti dei quali non autentici). Ci sono miniature di Buddha, scatole porta-betel, strumenti musicali e gioielli in argento. Intorno al mercato, la zona è diventata uno dei quartieri più alla moda della città, con numerosi bar e caffè.
Il museo nazionale è una delle cose da vedere a Phnom Penh
A pochi passi dal Palazzo Reale, il Museo Nazionale della Cambogia custodisce una delle più ricche collezioni di arte khmer al mondo. Inaugurato tra il 1917 e il 1920, l’edificio in terracotta rossa unisce forme tradizionali cambogiane e design coloniale francese, circondato da un tranquillo giardino interno. La visita segue un percorso cronologico che inizia con la scultura pre-angkoriana (periodi di Funan e Chenla, IV–IX secolo) e arriva fino alle opere del periodo angkoriano classico (X–XIV secolo), passando per l’epoca di Indravarman (IX–X secolo).
Tra le opere più significative spiccano una statua bronzea di Vishnu reclinato, recuperata nel 1936 nei pressi del tempio Mebon Occidentale, e un imponente Vishnu a otto braccia risalente al VI secolo, proveniente da Phnom Da. Completano la collezione decine di statue di divinità indù e buddiste, raffinati oggetti in bronzo e una maestosa barca reale in legno.
Accanto alle esposizioni, il museo offre anche visite guidate in otto lingue e due pubblicazioni: una guida generale e un volume dedicato all’arte khmer in pietra. Non è possibile fotografare gli interni, ma la bellezza del cortile e della collezione compensa ampiamente.
Cose da fare a Phnom Penh, una passeggiata lungo il Mekong
Il lungofiume di Phnom Penh, dove il Mekong incontra il Tonlé Sap, è uno dei luoghi più suggestivi della città. Al calar del sole, le sue rive si animano di vita e colori, offrendo un ventaglio di esperienze per chi desidera scoprire la città da un’altra prospettiva. Le crociere al tramonto sono tra le attività più amate: le imbarcazioni salpano ogni mezz’ora tra le 17:00 e le 19:30, navigando lentamente davanti alle guglie scintillanti del Palazzo Reale. È possibile portare con sé da bere oppure acquistare bibite a bordo, per godersi l’atmosfera in pieno relax.
Ci sono anche tour operator come Memorable Cambodia che propongono tour del Mekong includendo anche escursioni giornaliere all’Isola della Seta (Koh Dach) e nella zona di Udong, con guide locali e studenti di scuole di ospitalità. E non mancano le alternative per la sera: lungo il fiume si trovano bar, locali con musica dal vivo, piccoli mercati. Un posto carino dove andare che ci eravamo segnati (ma che non abbiamo fatto in tempo a visitare) è il F3 Friends Futures Factory, un vivace centro culturale dove bere e mangiare qualcosa.
Architettura coloniale a Pnhom Penh: tour della vecchia capitale
A nord del Palazzo Reale si estende uno dei quartieri più affascinanti e meno caotici della città: il vecchio quartiere francese. Qui l’architettura coloniale si mescola a mercati brulicanti e templi antichi, creando un’atmosfera d’altri tempi. Il cuore del quartiere è la piazza dell’ufficio postale, uno degli angoli meglio conservati della Phnom Penh d’inizio ’900, attorno alla quale sorgono edifici storici come l’ex Banque Indochine, e la National Library, un gioiello del 1924 oggi tornato a vivere dopo la devastazione operata dai Khmer Rossi.
Chi ama la storia economica troverà interessante anche il Sosoro Museum, dedicato all’evoluzione del denaro in Cambogia, dall’era del baratto ai giorni nostri. Un’attività che faremmo sicuramente per scoprire meglio l’eredità architettonica francese e del centro di Phnom Penh è seguire i tours di Khmer Architecture (KA Architecture) Tours.
Dove dormire a Phnom Penh: un alloggio a BKK
Abbiamo alloggiato in un hotel bellissimo (forse uno dei più belli del nostro Bambù Tour 2024) con una bellissima piscina eco-brutalista. L’hotel di cui stiamo parlando si chiama Baltong Hotel & Resort Phnom Penh, che abbiamo preso su Trip.com (molto più economico rispetto a Booking). L’hotel si trova a BKK (Boeng Keng Kang) è il quartiere internazionale di Phnom Penh, molto moderno e dove è carino passeggiare. Davvero molto consigliato.



Dove mangiare a Phnom Penh: due consigli titubanti
Noi abbiamo mangiato in due ristoranti durante il nostro (purtroppo) breve soggiorno a Phnom Penh:
- Le Langka (a BKK) ottimo ristorante francese, gestito da una ragazza dall’Esagono
- Gerbie’s Salad & Sandwich, se hai bisogno di un break ed un pranzo leggero
Come raggiungere Phnom Penh da Ho Chi Minh City (Vietnam)
Chi viaggia dal Vietnam alla Cambogia troverà Phnom Penh facilmente raggiungibile da Ho Chi Minh City grazie a numerosi collegamenti in autobus. Il tragitto dura circa 6–7 ore, a seconda del traffico al confine, ed è gestito da diverse compagnie come 12go, Giant Ibis, Mekong Express e altri operatori locali. Noi abbiamo acquistato i i biglietti su Giant Ibis pagando 35 dollari a persona.
Per chi ha più tempo e desidera un’esperienza più lenta e panoramica, esiste anche la possibilità di risalire il Mekong in barca. Alcuni tour partono da Cần Thơ o Mỹ Tho, includono tappe nei villaggi del delta e attraversano il confine via fiume fino a Châu Đốc, per poi proseguire verso Phnom Penh. Un’opzione più costosa, ma indimenticabile.
Come spostarsi da Siem Reap a Phnom Penh: un pulmino di adrenalina pura
Per raggiungere Siem Reap da Phnom Penh, ci siamo affidati a 12Go prendendo il Seila Angkor Khmer Express delle ore 14.30, arrivando poi alle 20.30. L’esperienza del pulmino è adrenalina pura, sperimenterete la guida spericolata degli autisti della Cambogia.






