Tokyo è stata la nostra ultima tappa dopo tre settimane on the road in Giappone. Ci siamo arrivati dopo un itinerario on the road di circa 2 settimane, riconsegnando l’auto a noleggio proprio in città, e ci siamo fermati cinque notti in città (4 giorni pieni, di cui uno dedicato ad una gita fuori porta). I giorni per visitare Tokyo nella sua interezza non sono mai del tutto sufficienti, ma abbiamo avuto decisamente un assaggio di questa enorme città. Ma quindi cosa vedere a Tokyo in 5 giorni?
Vista la vastità della capitale del Giappone, ci siamo dati una regola: visitare la città senza FOMO (fear of missing out, ovvero quella specie di ansia di star perdendo qualcosa di importante). Tokyo è enorme, tra le città più popolose e grandi al pianeta, e la tentazione di rincorrere ogni quartiere, ogni tempio, ogni consiglio letto online era fortissima. Ma d’altronde, non è proprio questo il bello di Tokyo? Detto questo, noi abbiamo scelto di ignorare la FOMO e concentrarci solo su quello che ci interessava davvero. Ecco cosa abbiamo visto, come lo abbiamo visto, e cosa invece abbiamo lasciato fuori. Ma siamo sicuri che prima o poi qui torneremo (più prima che poi).
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Itinerario del giorno 1: il nostro arrivo in città, tappa ad Asakusa
Il nostro alloggio era a Sumida, quartiere tranquillo, ben collegato ed economico: lo consigliamo se l’obiettivo è risparmiare sull’alloggio senza rinunciare alla comodità (ha ottimi collegamenti per spostarsi agilmente). Dopo aver lasciato le valigie ci siamo diretti verso Asakusa, una delle zone di Tokyo dove è ancora più facile incontrare qualche traccia di una città più antica e meno moderna.
Cosa vedere durante un viaggio a Tokyo: Sumida Park
La prima tappa è stata il Sumida Park, lungo il fiume omonimo. Il parco occupa entrambe le sponde del Sumida e in primavera è uno dei luoghi più popolari della zona per vedere i ciliegi in fiore (il periodo in cui siamo andati noi). Tra l’altro, durante la fioritura dei ciliegi, puoi prenotare una posto sotto un ciliegio per fare il picnic.
Da qui poi si ha anche una delle viste più caratteristiche sulla Tokyo Skytree, che con i suoi 634 metri è la torre più alta del Giappone. Facciamo due passi per Asakusa e andiamo a mangiare uno spuntino da Asakusa Menchi, celebre per il suo street food menchi-katsu, davvero molto buono!



Il tempio Senso-ji, una delle attrazioni più importanti della città
Da lì abbiamo raggiunto Sensō-ji, il tempio più antico di Tokyo e uno dei luoghi di culto più importanti della città. La storia del tempio comincia secondo la tradizione nel 628, quando due pescatori avrebbero trovato nel fiume Sumida una statua di Kannon, la divinità buddhista della misericordia. Il primo tempio venne costruito pochi anni dopo, anche se gli edifici attuali sono quasi tutti ricostruzioni del dopoguerra.
Si entra nel complesso attraversando il Kaminarimon, il “cancello del tuono”, riconoscibile dalla grande lanterna rossa alta quasi quattro metri e pesante circa 700 kg. Da qui parte Nakamise-dōri, una delle vie commerciali più antiche di Tokyo, con negozi e bancarelle che vendono souvenir, dolci e prodotti tradizionali.
Al termine della strada si trova la Hōzōmon, la seconda grande porta del complesso, oltre la quale compare la sala principale del Sensō-ji. Poco distante si trova anche la pagoda a cinque piani, la cui storia risale al 942, anche se l’edificio attuale è una ricostruzione del 1973. La pagoda custodisce una reliquia del Buddha e, insieme alla grande lanterna del Kaminarimon, è uno degli elementi più riconoscibili del tempio.
Per cena ci concediamo un hamburger ciccionissimo da American Diner, diventato abbastanza famoso sui social ma che ci è piaciuto davvero tanto. Bisogna fare un po’ di fila.
Secondo giorno a Tokyo: mercatino, giardini imperiali e quartieri alternativi
Cose da vedere a Tokyo, il city flea market, perfetto se sei qui di domenica
La domenica si tiene il Tokyo city flea market, un mercatino delle pulci davvero enorme (in direzione aeroporto, nella Baia di Tokyo). C’era un po’ di tutto: carte Pokémon (a prezzi turistici), ceramiche (noi abbiamo comprato una bottiglietta per il sakè con 3 bicchierini), oggetti vintage e antiquariato giapponese. Davvero un posto molto carino se siete qui anche per lo shopping o a caccia di souvenir molto belli (si trovano facilmente anche dei kimono).
Tra i banchi c’erano anche diversi stand dedicati al caffè, con preparazioni manuali e Aeropress. La cultura del caffè giapponese, arrivata nel paese già tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è ormai molto sviluppata e a Tokyo si incontra praticamente ovunque: dai kissaten tradizionali alle caffetterie specializzate di nuova generazione. In questo articolo troverai qualche consiglio interessante su dove prendere il caffè in città/
Cose da vedere a Tokyo in 4 giorni: i giardini di Kitanomaru
A pranzo siamo tornati verso il centro, dove abbiamo mangiato divinamente dei noodles da Chūkasoba Senmon Tanaka Sobaten Kudanshita. Abbiamo poi visitato i giardini di Kitanomaru, nell’area del Palazzo Imperiale. Il parco occupa quella che un tempo era la parte settentrionale del castello di Edo e conserva ancora diverse testimonianze della fortificazione, tra cui fossati, mura in pietra e porte originali.
Il castello di Edo fu la residenza degli shōgun Tokugawa dal 1603 fino alla Restaurazione Meiji del 1868, quando la capitale venne trasferita da Kyoto e Edo assunse il nome di Tokyo. Il complesso era enorme, tanto che l’area oggi occupata dal Palazzo Imperiale e dai giardini circostanti ne rappresenta solo una parte. Gli edifici principali del castello sono andati perduti, soprattutto a causa degli incendi e dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, ma la struttura delle fortificazioni permette ancora di capire quanto fosse esteso.



Cosa vedere a Tokyo: i quartieri di Shimokitazawa e Hatagaya
Dopo pranzo siamo andati a Shimokitazawa, quartiere di Tokyo a ovest di Shibuya diventato negli ultimi decenni uno dei punti di riferimento della scena alternativa di Tokyo. È conosciuto soprattutto per i negozi di abbigliamento second hand, i piccoli locali, i teatri e i negozi indipendenti, con un’atmosfera molto diversa da quella delle grandi aree commerciali del centro. Anche lì troviamo un mercatino, dove acquisto degli occhiali da sole molto belli. Inoltre ci fermiamo per un caffè pazzesco da Kissa Ray (dove mi fanno i complimenti per la tote bag “I am sorry I am latte” comprata durante un road trip in Veneto).
Da lì siamo proseguiti verso Hatagaya, dove ci siamo imbattuti in uno dei 17 bagni pubblici del progetto Tokyo Toilet. L’iniziativa ha portato alla riqualificazione di 17 bagni pubblici in altrettante zone della città, affidandone il progetto a diciassette architetti e designer, tra cui nomi molto noti dell’architettura giapponese contemporanea. Il progetto è diventato famoso anche fuori dal Giappone grazie a Perfect Days di Wim Wenders, che utilizza alcuni di questi bagni come ambientazione.
Facciamo un aperitivo a base di shochu (distillato giapponese) e tonic da Osacu. Poi ultima nota di shopping, dove prendiamo dei bellissimi calzini da Rototo, un negozio che vende solo calzini di altissima qualità con cotone giapponese.
Una serata a Tokyo: Shibuya Crossing ed il parco di ueno

Da Hatagaya siamo andati verso Shibuya, dove abbiamo attraversato lo Shibuya Crossing, probabilmente l’incrocio pedonale più famoso del Giappone. È uno di quei luoghi che sulla carta sembrano enormi e che dal vivo, almeno per noi, hanno avuto un effetto un po’ diverso: ce lo aspettavamo più grande. L’incrocio si trova davanti alla stazione di Shibuya e può arrivare a essere attraversato contemporaneamente da migliaia di persone, soprattutto nelle ore di punta, il tutto incorniciato da tanti grattacieli. Nella stessa zona si trova anche la statua di Hachiko.
Per cena decidiamo di concederci un sushi da Kanazawa Sushi Ueno. Abbiamo poi fatto una passeggiata all’Ueno Park, proprio in coincidenza con l’ultimo giorno del festival della fioritura dei ciliegi. Il parco è uno dei luoghi più popolari di Tokyo per l’hanami (l’arte di osservare i ciliegi in fiore) e durante la stagione dei sakura i suoi viali vengono riempiti da gruppi di persone che si fermano sotto gli alberi per mangiare e bere insieme. Era probabilmente il modo migliore per concludere la nostra prima giornata intera in città.
Giorno 3: dalla città-fortezza di Edo ad Akihabara
Cosa vedere a Tokyo: Kuramae
La giornata inizia con un’ottima colazione da Sol’s Coffe Roastery, specialty coffee delizioso dove però ci imbattiamo in una coppia di italiani cafoni che si lamentava della minuziosità della barista (spoiler: aveva ragione lei).
Il caffè si trova a Kuramae, un quartiere che mostra bene uno dei tratti più stupefacenti della città: basta girare l’angolo dalle grandi arterie per ritrovarsi in strade tranquille e deliziose (o kawaii), con piccoli laboratori, negozi indipendenti e pochissime persone. Il quartiere ha una lunga tradizione artigianale, legata soprattutto alla lavorazione della pelle e alla produzione di oggetti in metallo e giocattoli, e ancora oggi conserva parte di questa vocazione.
Il ponte Nihonbashi è una delle cose da vedere a Tokyo
Da Kuramae ci siamo spostati verso Nihonbashi, uno dei punti storicamente più importanti della città. Il ponte originale venne costruito nel 1603, all’inizio del periodo Edo, e divenne il punto di partenza delle cinque grandi strade che collegavano la capitale al resto del Giappone. Ancora oggi le distanze stradali giapponesi vengono calcolate a partire da qui.
Il ponte che vediamo oggi è del 1911, ma conserva una storia molto più lunga. Fu danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e alcune delle bruciature sulle pietre sono ancora visibili. Nel 1963 venne costruita sopra il ponte la tangenziale metropolitana, che da allora ne nasconde gran parte della struttura. La sopraelevata dovrebbe essere rimossa entro il 2041: tra i possibili effetti del progetto c’è anche il ritorno della vista sul Monte Fuji, che un tempo si poteva osservare da Nihonbashi.



Passeggiando per il vecchio castello Edo
Nihonbashi è anche un buon punto da cui fermarsi a capire come è nata la Tokyo che vediamo oggi. Edo si sviluppò intorno al castello dello Shogun, che occupava una posizione centrale e dominante. La città era organizzata anche secondo la gerarchia sociale del periodo Edo: i samurai di rango più elevato vivevano nelle zone più vicine al castello, mentre più lontano si trovavano i quartieri degli artigiani e dei mercanti.
Questa struttura è ancora leggibile nella città contemporanea (cosa che ci ha davvero fomentato durante la nostra visita). Le strade dell’area centrale sono generalmente più ampie e regolari, mentre allontanandosi dal vecchio castello il tessuto urbano diventa più fitto e frammentato.
Anche il percorso verso l’attuale Palazzo Imperiale conserva qualcosa della logica della città-fortezza. L’ingresso principale coincide con una delle antiche porte del castello e per raggiungerlo bisogna ancora attraversare due ponti e seguire un percorso non perfettamente rettilineo: erano accorgimenti pensati per rendere più difficile l’accesso agli eventuali nemici.
Cosa vedere a Tokyo: la stazione
Poco distante abbiamo raggiunto la stazione di Tokyo, inaugurata nel 1914 su progetto di Tatsuno Kingo, uno dei principali architetti giapponesi dell’epoca, che aveva studiato anche in Europa. La facciata in mattoni rossi e le grandi cupole la rendono piuttosto diversa dall’immagine che si ha normalmente della Tokyo contemporanea.
La stazione venne gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1945 e nel dopoguerra fu ricostruita in una forma semplificata. Un lungo intervento di restauro, concluso nel 2012, ha riportato l’edificio alle forme originarie del 1914, comprese le cupole che erano state eliminate nella ricostruzione.
A spasso per i quartieri di Tokyo parte 2: Akihabara e Jimbocho
Nel pomeriggio siamo arrivati ad Akihabara, il quartiere che più di ogni altro rappresenta la cultura otaku di Tokyo. Anime, manga, videogiochi, figurine, elettronica e negozi specializzati occupano interi grattacieli. È una zona molto più turistica di quanto ci aspettassimo e, di conseguenza, i prezzi possono essere sensibilmente più alti rispetto ad altri quartieri della città. Detto questo, abbiamo bevuto un ottimo caffè da Kielo.
Da Akihabara abbiamo proseguito a piedi verso Jimbocho, uno dei quartieri che abbiamo preferito in questa parte di Tokyo. È conosciuto soprattutto per le sue librerie, molte delle quali indipendenti e specializzate in libri usati, antiquariato e testi universitari. L’atmosfera cambia completamente rispetto ad Akihabara. Se si è già in zona, secondo noi vale decisamente la deviazione.



Giorno 4: l’Edo-Tokyo Museum, Ikebukuro e vino giapponese
Cosa vedere a Tokyo: Edo-Tokyo Museum
Questa giornata è stata dedicata in gran parte alla storia della città, e l’Edo-Tokyo Museum è probabilmente il posto migliore da cui iniziare. È una tappa da mettere in programma con calma, soprattutto in un giorno di pioggia. Il museo ricostruisce la trasformazione di Tokyo dal periodo Edo alla città moderna attraverso plastici, oggetti originali, documenti e ricostruzioni a grandezza reale.
Una delle cose che abbiamo trovato più interessanti è proprio la possibilità di vedere com’era Edo prima che terremoti, incendi, bombardamenti e ricostruzioni cambiassero ripetutamente il volto della città. Ci sono ricostruzioni di strade, abitazioni e botteghe che aiutano a capire anche la vita quotidiana degli abitanti, non soltanto la storia dello shogunato.
Tra le cose che ci hanno colpito c’è anche la cultura gastronomica di Edo. Già nel Seicento la città aveva sviluppato una vera e propria cultura del cibo: esistevano ristoranti, venditori ambulanti, libri dedicati alla cucina e una forte attenzione alla qualità degli ingredienti. L’essere foodie per un abitante di Tokyo, non è quindi affatto un fenomeno recente.
Il museo racconta anche uno dei passaggi più importanti della storia giapponese: la fine del sakoku, il sistema con cui lo shogunato Tokugawa limitò per oltre due secoli i rapporti del Giappone con l’estero. La svolta arrivò nel 1853, quando il commodoro statunitense Matthew Perry entrò nella baia di Edo con quattro navi, le famose kurofune, le “navi nere”. La pressione americana portò alla Convenzione di Kanagawa del 1854 e all’apertura di alcuni porti al commercio internazionale.
Da lì iniziò una trasformazione rapidissima. In pochi decenni il Giappone passò dalla struttura feudale dello shogunato alla Restaurazione Meiji e a un processo di modernizzazione che coinvolse esercito, industria, infrastrutture, istruzione e architettura. È interessante perché, visitando Tokyo, questa capacità di assorbire influenze esterne senza perdere completamente la propria identità si ritrova continuamente, anche nella città contemporanea. Ed è forse una caratteristica che riguarda tutto il paese.



Cosa vedere a Tokyo: Ikebukuro
Nel pomeriggio siamo andati a Ikebukuro, un quartiere meno conosciuto dai visitatori stranieri rispetto a Shibuya, Shinjuku o Akihabara, ma altrettanto interessante per capire la Tokyo quotidiana e la moda degli otaku. Per pranzo ci fermiamo per un ramen da Oreryū Shio Ramen Ikebukuro Higashiguchi.
Anche qui non mancano grandi centri commerciali, negozi di anime e manga, sale giochi, ristoranti e negozi specializzati, ma con una presenza turistica che ci è sembrata decisamente più contenuta (anche se comunque sviluppata).
Alla scoperta del vino giapponese
La sorpresa più grande della giornata, però, è arrivata con il vino giapponese. La viticoltura moderna in Giappone ha una storia relativamente recente e si è sviluppata soprattutto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dopo l’apertura del paese. La principale regione vinicola è la prefettura di Yamanashi, ai piedi del Monte Fuji, dove la varietà autoctona Koshu è diventata il simbolo della produzione giapponese.
Negli ultimi decenni la qualità è cresciuta notevolmente, anche se si tratta ancora di una produzione di dimensioni ridotte rispetto ai grandi paesi vinicoli. Molte bottiglie vengono consumate sul mercato interno e alcune etichette sono difficili da trovare fuori dal Giappone.
Noi abbiamo fatto una degustazione da Soirée wine e abbiamo scoperto dei vini molto diversi da quelli che ci aspettavamo. In particolare, i vini a base di Koshu ci sono sembrati eleganti, freschi e poco alcolici, caratteristiche che si accompagnano bene alla cucina giapponese. Una delle scoperte gastronomiche più inaspettate del viaggio, anche perché prima di partire non avevamo praticamente mai associato il Giappone al vino.
Giorno 5: una gita fuori porta, perché no?
Tokyo si presta bene a essere usata come base per almeno una giornata fuori città. La rete ferroviaria permette di raggiungere facilmente diverse destinazioni, ma avere un’auto a disposizione apre qualche possibilità in più, soprattutto se l’obiettivo è muoversi senza seguire itinerari organizzati. Noi abbiamo scelto il Monte Fuji, ma la scelta dipende molto da cosa si è già visto nel resto del viaggio.
Monte Fuji e i laghi Kawaguchi e Saiko


La sera prima, quando abbiamo scoperto che il meteo del giorno seguente era favorevole, decidiamo di noleggiare un’auto da TOYOTA Rent a Car per andare a vedere il Monte Fuji.
Se organizzi questa gita, conviene decidere all’ultimo momento in base al meteo, partendo da Tokyo quando le previsioni danno buona visibilità. Il Fuji è infatti spesso nascosto dalle nuvole, soprattutto durante i mesi più caldi, e arrivare fino ai laghi per poi non vederlo può essere abbastanza frustrante. Si può raggiungere la zona anche in treno o partecipando a un’escursione organizzata, ma noi abbiamo preferito l’auto per poterci fermare liberamente lungo il percorso e allontanarci dai punti più affollati.
Siamo arrivati nella zona di Fujikawaguchiko per vedere il Monte Fuji, che con i suoi 3.776 metri è la montagna più alta del Giappone e uno dei simboli del paese. La sua cima è innevata per gran parte dell’anno, anche se il periodo dipende dalle condizioni meteorologiche.
La prima tappa è stata il celebre Lawson di Kawaguchiko, diventato suo malgrado uno dei luoghi più fotografati della zona. La vista del piccolo konbini con il Fuji sullo sfondo è diventata così popolare sui social da attirare ormai molti visitatori, tanto che il comune ha dovuto intervenire per gestire il flusso di persone. Noi ci siamo fermati giusto il tempo di una foto e siamo ripartiti.
Da lì abbiamo raggiunto il Lago Kawaguchi, uno dei cinque laghi che circondano il Fuji. È probabilmente il più sviluppato dal punto di vista turistico, con hotel, ristoranti, onsen e diversi punti panoramici. Noi abbiamo semplicemente seguito la strada lungo il lago, fermandoci quando trovavamo un punto di osservazione che ci convincesse.
Andiamo poi al vicino Lago Saiko, molto più tranquillo e circondato da una vegetazione fitta. Qui abbiamo trovato un gruppo di pescatori all’ombra del Fuji e siamo passati dal villaggio tradizionale di Saiko Iyashino-Sato Nenba, ricostruito sul modello degli antichi villaggi agricoli della zona. Le case con i caratteristici tetti di paglia permettono di vedere un tipo di architettura rurale molto diverso da quello incontrato a Tokyo.
Dopo aver mangiato da FabCafe Fuji, andiamo a vedere gli ultimi attimi di sakura dal fiume Sinnasho. Tornati a Tokyo, andiamo a riconsegnare l’auto e ci gustiamo l’ultimo sushi del viaggio.
Altre gite possibili da Tokyo
Da Tokyo si possono però fare altre gite fuori porta, decidendo di visitare Tokyo in 4 giorni e dedicare il quinto ad una zona vicina. Alcuni punti che avevamo preso in considerazione:
- Nikko è una delle scelte migliori per chi vuole aggiungere storia e natura: si raggiunge in circa due ore di treno e ospita il complesso di santuari e templi legato allo shogun Tokugawa Ieyasu, inserito dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità.
- Kamakura, a meno di un’ora da Tokyo, combina invece templi, santuari e mare, con il grande Buddha di Kōtoku-in come attrazione principale.
- Per chi cerca soprattutto paesaggi e onsen c’è Hakone, nella regione del Fuji-Hakone-Izu, con il Lago Ashi, le terme e la possibilità di utilizzare il sistema di trasporti incluso nell’Hakone Free Pass.
- Kawagoe, soprannominata “piccola Edo”, è una buona alternativa per chi vuole continuare a esplorare l’architettura del periodo Edo senza allontanarsi troppo da Tokyo.
Cosa non abbiamo visto (e perché va bene così)
Non siamo entrati a Shinjuku, non abbiamo visto Harajuku né Takeshita Street, non siamo saliti sulla Tokyo Tower né sulla Skytree, non abbiamo messo piede a teamLab, non abbiamo visitato Meiji Jingu. Sono tutti nomi che chiunque pianifichi un viaggio in Giappone incontra decine di volte prima ancora di partire, e la lista di quello che manca potrebbe continuare a lungo.
Tokyo conta oltre 13 milioni di abitanti nella sola area metropolitana ristretta, oltre 37 milioni considerando la Greater Tokyo Area: è, con ampio margine, l’area urbana più popolosa al mondo. È diventata così in tempi relativamente rapidi, soprattutto nel secondo dopoguerra, quando la ricostruzione post-bellica e la crescita economica hanno trasformato una città già enorme in una metropoli senza reale equivalente per estensione e densità di quartieri autonomi, ciascuno con una propria identità, una propria economia locale, un proprio pubblico.
Con questi numeri, l’idea di “vedere Tokyo” in 3 giorni o 4, è semplicemente impossibile. Ogni itinerario, per quanto fitto, è una selezione, e la selezione va fatta in base a cosa interessa davvero.
Noi abbiamo scelto quartieri meno battuti, ritmi lenti, molto tempo dedicato al caffè, al cibo e al vino, una parte consistente di storia e storia urbanistica. Chi ha altri interessi farà scelte diverse, e andrà bene così. Se invece vuoi modificare il nostro itinerario, ecco alcune delle tappe che abbiamo lasciato fuori:
- Shinjuku, Kabukichō e Golden Gai, Shinjuku è uno dei grandi centri della Tokyo contemporanea, con grattacieli, grandi magazzini, ristoranti, izakaya e una delle principali aree della vita notturna della città. A pochi passi da Kabukicho si trova Golden Gai, un reticolo di vicoli strettissimi con centinaia di piccoli bar, spesso con appena una manciata di posti a sedere. È una delle zone più particolari per vivere la nightlife di Tokyo, anche se alcuni locali sono molto piccoli e possono avere regole di ingresso o essere pensati soprattutto per una clientela abituale.
- Parco Yoyogi e Meiji Jingu, il parco Yoyogi è una delle grandi aree verdi del centro e confina con il santuario Meiji Jingu, uno dei più importanti santuari shintoisti di Tokyo. Il santuario è immerso in un bosco e rappresenta un interessante contrasto con la vicina Harajuku.
- Tokyo Skytree, con i suoi 634 metri è la struttura più alta del Giappone e offre due osservatori panoramici. Noi ci siamo limitati a guardarla dal Sumida Park, ma salire può valere la pena in una giornata limpida.
- Tokyo Tower, costruita nel 1958 sul modello della Torre Eiffel, è alta 333 metri ed è diventata uno dei simboli della Tokyo del dopoguerra. La vista è diversa da quella della Skytree perché permette di vedere meglio il centro della città e il vicino Monte Fuji quando le condizioni sono favorevoli.
- teamLab Borderless / teamLab Planets, sono esperienze di arte digitale immersiva, molto diverse dai musei tradizionali.
- Odaiba è un’isola artificiale nella baia di Tokyo, sviluppata soprattutto a partire dagli anni Ottanta e Novanta. È una buona scelta se interessa l’architettura contemporanea, la tecnologia o semplicemente una prospettiva diversa sullo skyline della città.
- Yanaka è uno dei quartieri che avremmo voluto inserire, soprattutto per chi cerca una Tokyo più tradizionale. È sopravvissuto relativamente bene ai grandi terremoti e ai bombardamenti e conserva templi, case basse, piccoli negozi e strade che ricordano la città precedente alla grande trasformazione del dopoguerra.
- Koenji è un’altra alternativa interessante per chi vuole evitare i quartieri più turistici. È conosciuto per la scena musicale, i negozi vintage, i piccoli bar e un’atmosfera più locale e informale.
- Tsukiji Outer Market è il mercato esterno di Tsukiji è rimasto attivo anche dopo il trasferimento del mercato ittico all’ingrosso a Toyosu. È una delle zone migliori per assaggiare specialità giapponesi e vedere da vicino una parte della cultura gastronomica della città.
- Ginza non ha bisogno di presentazione ed è da scegliere se interessano soprattutto shopping, grandi magazzini, architettura e ristoranti di fascia alta. È uno dei quartieri commerciali più prestigiosi di Tokyo e ha un carattere completamente diverso da Shimokitazawa o Akihabara.
- Roppongi e Roppongi Hills è una zona da scegliere soprattutto se interessano arte contemporanea, architettura e vita notturna. Roppongi Hills è un grande complesso urbano inaugurato nel 2003, con uffici, negozi, ristoranti e il Mori Art Museum, oltre a uno dei punti panoramici più interessanti sulla città.
- Odaiba e Rainbow Bridge, Odaiba è un’isola artificiale nella baia di Tokyo, sviluppata soprattutto a partire dagli anni ’80. Si raggiunge anche attraversando il Rainbow Bridge e offre una prospettiva completamente diversa sullo skyline della città. Tra le attrazioni più curiose c’è anche una replica della Statua della Libertà, installata originariamente come esposizione temporanea e poi diventata permanente.
- Toyosu, per chi è interessato alla storia del mercato del pesce contemporaneo, il nuovo mercato di Toyosu ha sostituito quello di Tsukiji nel 2018. È anche da qui che si possono vedere le famose aste del tonno, anche se l’accesso alle aree dedicate ai visitatori è regolamentato.
Con questi numeri, comunque, la lista potrebbe continuare ancora a lungo. L’unica cosa che ci sentiamo di sconsigliare è la FOMO: la sensazione di dover incastrare tutto per paura di essersi persi qualcosa.
Tokyo non si esaurisce in un viaggio, qualunque cosa si scelga di vedere. Meglio allora scegliere bene, invece di vedere tutto male. Torneremo, e probabilmente vedremo cose diverse da quelle che abbiamo visto questa volta.








