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Cosa vedere in Giappone: itinerario di 3 settimane di viaggio in Giappone

Hesitant Explorers
cosa vedere in Giappone

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In questo articolo ti parliamo del nostro itinerario di viaggio in Giappone, un percorso che va ben oltre Tokyo e Kyoto e che include alcune chicche poco conosciute. In questo viaggio ci siamo spostati prevalentemente in auto (il che è fondamentale, per noi, per arrivare in sentieri meno battuti) e non ci siamo affidati al famoso Japan Rail Pass (JRP). Quindi cosa vedere in Giappone? All’itinerario ci pensiamo noi, a te rimarrà solo prenotare l’aereo e visitare questo splendido paese!

Oltre ai consigli su cosa vedere in Giappone, vogliamo brevemente parlarti dell’assicurazione sanitaria che consigliamo. Il nostro partner per le assicurazioni di viaggio è Heymondo, società leader nel settore con più di 2.000 recensioni certificate su trustpilot.com e altri portali. Clicca qui per acquistare ora la tua polizza assicurativa con Heymondo e accedere al 10% di sconto esclusivo per i nostri lettori e follower! Non farti sfuggire questa opportunità prima del tuo viaggio nella terra del Sol Levante!

Il nostro arrivo in Giappone: prima fermata, Okayama

Una volta atterrati all’aeroporto di Tokyo Haneda, passiamo velocemente i controlli di sicurezza (puoi compilare in anticipo un QR code da presentare alla dogana, per velocizzare i controlli, i cittadini italiani non hanno bisogno di un visto) e andiamo a ritirare la carta SUICA (fondamentale per i mezzi del trasporto del paese) di Alessio. Cécile aveva già la versione digitale, scaricata sul wallet di Apple qualche giorno prima di partire. 

Prendiamo i mezzi di trasporto ed arriviamo subito alla stazione di Tokyo dove, qualche ora dopo, avremmo preso il treno in direzione Okayama. Prima però, ci rifocilliamo con il primo pasto giapponese a base di tempura, ramen e katsu curry. Il viaggio dura poco più di 3 ore che passiamo devastati dal sonno. I biglietti li abbiamo prenotati in anticipo online dall’Italia tramite il sito ufficiale delle ferrovie giapponesi che mettono in contatto Tokyo con Okayama.

Una volta arrivati a Okayama, andiamo al nostro Okayama Koraku Hotel, facciamo due passi per il centro cittadino e moriamo sfatti sul letto. Forse questo è il momento giusto per ripassare un po’ di geografia del Giappone: Okayama si trova nella regione dello Chugoku, nell’isola di Honshu, la principale del paese.

Direzione Shikoku: una notte a Matsuyama

Il giardino di a Okayama: Koraku-en

Il mattino seguente, molto riposati ma con ancora qualche sintomo di jetleg, andiamo a ritirare la nostra auto che sarà la vera protagonista di questo viaggio di 3 settimane in Giappone. Abbiamo deciso di affidarci a Toyota Car Rental (ebbene sì, Toyota ha il suo autonoleggio ufficiale!) che ci ha dato una macchina comoda, con tutti i comfort e la ETC Card, fondamentale per un on-the-road nel paese (a breve scriveremo un articolo sul noleggio auto in Giappone). Altra cosa importante da condividere anche qui è che serve una patente internazionale per guidare in questo paese. 

La prima tappa con il nostro bolide (una splendida Toyota Yaris automatica nuova di pacca) sono i meravigliosi giardini di Koraku-En, considerati tra i più belli del paese. I giardini vennero realizzati per ordine del daimyo Ikeda Tsunemasa (il daimyo era un grande signore feudale del periodo Edo, tra il 1603-1868). Purtroppo noi siamo arrivati troppo tardi per la fioritura dei pruni e troppo presto per quella dei ciliegi, ma ci rifaremo durante il viaggio, come vedrai a breve.

Prima di lasciare Okayama per la nostra prossima tappa, prendiamo un caffè da streamer coffee Okayama. Nota utile per il viaggio: in Giappone sono molto avari con le recensioni su Google, quindi un posto (ristorante, caffè o altro) con anche solo 3.5 stelle su 5 vuol dire che è molto buono e merita una visita.

Kurashiki ed il quartiere storico di Bikan

Il quartiere storico di Bikan, che si trova nella cittadina di Kurashiki, è semplicemente delizioso. Durante il periodo Edo, il quartiere era famoso per i suoi magazzini di cotone, materia prima che veniva coltivata nella regione. Oggi questi magazzini sono stati riconvertiti in negozi e ristoranti, essendo una meta piuttosto ambita del turismo interno.

Qui abbiamo visto una fioritura stupenda, durante il primo giorno di primavera, il 21 marzo 2026. 

okayama
Koraku-En, il giardino di Okayama è tra le cose da vedere in Giappone
cosa vedere in Giappone
Cosa vedere in Giappone: il quartiere storico di Bikan a Kurashiki
udon di takamatsu
I famosi udon di Takamatsu, tra i migliori del paese

Cosa vedere in Giappone: Takamatsu, la città degli udon

Risaliamo in sella al nostro umile destriero, in direzione isola di Shikoku, più precisamente a Takamatsu, la città degli udon. Noi andiamo a divorarli da Merikenya Takamatsu Ekimae dove li cucinano in maniera sublime ed è anche possibile acquistarli confezionati per cucinarli a casa.

Dopo pranzo girovaghiamo per la città. Takamatsu il periodo Edo fu un importante centro strategico per il controllo dei traffici nel Mar Interno di Seto. Oggi quel che resta della città storica sono mura, fossati e torri ricostruite all’interno del Parco Tamamo, a pochi passi dal porto.

Matsuyama: tra onsen e case dell’epoca Showa

Arriviamo a Matsuyama nel tardo pomeriggio. Ci facciamo i complimenti perché, prima di partire, abbiamo scelto molte case tradizionali dove passare le nostre notti nel paese del Sol Levante: oltre ad essere economiche (di media abbiamo speso 37€ a notte, a testa, per tutti i nostri alloggi) sono davvero bellissime. E poi, quando ti ricapiterà di dormire in una casa tradizionale giapponese al di fuori del Giappone?

Nel caso di Matsuyama abbiamo soggiornato a casa di Miharu, una casa stupenda di 60 anni del periodo Showa. Miharu ci ha fatto conoscere anche un ristorantino nelle vicinanze, dove abbiamo mangiato splendidamente: da Maidookinishokudo Nomenshokudo.

Matsuyama è anche famosa per i suoi onsen. Gli onsen sono bagni termali naturali alimentati da sorgenti vulcaniche. Si entra completamente nudi e si segue un rituale preciso di lavaggio prima di immergersi nelle vasche. Occhio se hai tatuaggi, molte strutture potrebbero non accettarti.

Direzione Hiroshima: tra Shikoku e Honshu

Ai piedi del castello di Matsuyama

Al nostro risveglio girovaghiamo un po’ per la splendida casa di Miharu. Il giorno prima, ci ha detto che un tempo le case tradizionali giapponesi avevano all’interno una stanza per venerare gli antenati. A casa sua, c’è una stanza per ricordare la memoria della nonna, del padre e degli zii morti in guerra. Sono considerti gli spiriti guardiani della casa.

Quando sua sorella aveva proposto alla host di abbattere la casa per vendere il terreno (pratica molto comune in Giappone, dove l’età media degli edifici è di 30 anni) lei le ha risposto che – se lo avesse fatto – sarebbe stata perseguitata dalle anime degli antenati.

Al piano superiore di casa sua, si può sbirciare il giardino del vicino 96enne che è semplicemente stupendo. L’aspettativa di vita in Giappone è tra le più alte al mondo (88 anni per le donne, 83 per gli uomini). Lasciamo a malincuore la casa ed andiamo a fare colazione in una bakery bellissima (sempre sotto consiglio di Miharu, ormai spirito guida): 森松のパン屋 ミニヨン dove abbiamo preso un ottimo panino con le korokke (crocchette di patate, ispirate da quelle francesi).

Oltre agli onsen, Matsuyama è famosa anche per altre 3 cose:

  • le arance che potete degustare sotto forma di spremuta che esce da dei rubinetti (!!) da 愛媛の学校1970 なましぼり学園
  • gli asciugami di cotone – pare i migliori del Giappone (insieme a quelli della vicina Imabari, entrambe parte della prefettura di Ehime, isola di Shikoku). Ne abbiamo presi di bellissimi da: Imabari towel Iori Matsuyama shop
  • il castello di Matsuyama, tra i più belli del Giappone – il castello di Matsuyama è tra gli unici 12 castelli del Giappone ad essere rimasto arrivato intatto si giorni nostri. Venne completato ne 1627, dopo 25 anni di lavori. Non è mai stato abitato ed è stato utilizzato esclusivamente per scopri militari.
Matsuyama castello cosa vedere in Giappone
Primi attimi di sakura al castello di Matsuyama
yakibuta-tamago-meshi
Assaggiando il famoso yakibuta-tamago-meshi di Imabari
cosa vedere in Giappone Tomonoura
il porto di Tomonoura: cosa vedere in Giappone

Imabari, città di piatti gustosi e asciugamani morbidissimi 

L’ultima tappa dello Shikoku è Imabari che, oltre ad avere degli asciugamani pregiati, ha anche un castello niente male. E poi è la città del pollo yakitori. Purtroppo è impossibile trovarli a pranzo quindi abbiamo optato per altro (ma ovviamente ci è andata molto bene)!

Finiamo da Shigematsu Hanten, ristorante molto popolare di Imabari dove c’è sempre molta fila (almeno 20′ di fila). Il famoso yakibuta-tamago-meshi, piatto tipico di Imabari, vale assolutamente il viaggio a Imabari. Forse uno dei piatti assaggiati più buoni di tutto il nostro viaggio.

Imabari è stato l’ultima tappa dello Shikoku, un’isola che abbiamo apprezzato moltissimo e dove non vediamo l’ora di tornare.

Un porto uscito da un film dello studio Ghibli: Tomonoura

A Tomonoura, siamo entrati ufficialmente nella prefettura di Hiroshima. Se il posto vi dice qualcosa è perché è spesso stata fonte di ispirazione per le ambientazioni dello studio Ghibli. In particolare per il film “Ponyo sulla scogliera”.  Questo paesino sul mare è semplicemente delizioso, fatto di vicoli stretti e case in legno. Si respira un’atmosfera da città marinaia unica.

Per un caffè v60 – metodo di estrazione giapponese – citofonare assolutamente da Café Stand. 

Arrivo a Hiroshima: primo sushi a nastro del viaggio

L’ultima tappa è alle porte di Hiroshima, ad Hatsukaichi nella casa della bellissima della signora Eiko. Forse la miglior accoppiata futon+tatami provata in viaggio. La casa è molto spaziosa ed i dintorni molto carini, pieni di ristorantini. Proviamo il primo sushi a nastro della vacanza, sushiro davvero eccellente. Un’esperienza molto divertente e davvero accessibile in termini di prezzo. 

Direzione Kyūshū, tra memoria storica e città samurai

Il museo della pace di Hiroshima, per non dimenticare

Di luoghi per coltivare la memoria ne abbiamo visti tanti (come il memoriale del genocidio armeno), ma da questo è difficile non uscirne a pezzi. La guida della Lonely Planet afferma “che c’è un prima e dopo aver visitato il memoriale della pace di Hiroshima” ed è assolutamente vero. Soprattutto oggi.

Il museo percorre le storie delle tante vittime della bomba sganciata dagli americani il 6 agosto 1945, alle ore 8:15. Ad esempio c’è Shiniki, 3 anni, stava suo nuovo triciclo quando la bomba atomica colpì la città. Un signore mai identificato era in fila alla banca. Di lui è rimasto solo un alone sui gradini.

Sono infinite le storie che si trovano in questo museo che restituisce un volto ed una storia alle 140mila vittime della prima bomba atomica della storia dell’umanità. Si trovano anche oggetti, come un orologio recuperato il giorno successivo al bombardamento dalle rovine di un barbiere.

Tra le storie più deprimenti c’è quella di una madre che vaga disperata tra le rovine, alla ricerca della figlia. Quando finalmente la trova, la bambina è accasciata a terra e sussurra solo una parola: acqua. La donna corre a cercarla. Riesce a trovarla e, tornata da lei, continua a versarle acqua nella bocca, cercando di salvarla, di alleviare quella sete allucinante. Purtroppo al suo rientro, la bambina era già morta.

Molte delle persone colpite dall’esplosione furono assalite da una sete insopportabile. Una sete così intensa da spingerle a bere anche l’acqua piovana, diventata nera a causa delle radiazioni. Ancora oggi, davanti ai memoriali dedicati alle vittime (nel Parco della Pace ce ne sono diversi), i giapponesi lasciano bottigliette d’acqua.

Hiroshima negli anni è diventata una delle voci più autorevoli contro l’uso delle armi nucleari e di distruzioni di massa. Fuori dal museo c’è la fiamma della pace che brucerà fino alla distruzione di tutte le armi nucleari del mondo. È una visita necesseria, quella di Hiroshima. Specialmente oggi, nel 2026.

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Cupola della bomba atomica di Hiroshima
cosa vedere in Giappone Miyajima
Torii del santuario di Itsukushima

Un’escursione a Miyajima

Da Hiroshima, puntiamo il navigatore verso sud. Più precisamente ci dirigiamo verso l’isola di Miyajima. L’isola sacra di Miyajima si trova a circa 15 minuti di traghetto dalla terraferma (i traghetti partono ogni 5 minuti). Un tempo i pellegrini arrivavano dal mare, passando sotto il grande torii prima di approdare al santuario di Itsukushima.

Con l’alta marea il complesso, costruito come una passerella sull’acqua, sembra sospeso sulla superticie; con la bassa marea, invece, il fondale si scopre. Un santuario esisteva già qui nel VI secolo, ma l’aspetto attuale risale al 1168, quando fu ricostruito sotto il patrocinio di Taira no Kiyomori, figura centrale del clan Heike.

All’interno si trova anche un palcoscenico realizzato nel XVII secolo e ancora utilizzato per rappresentazioni di teatro tradizionale. il santuario e patrimonio dell’UNESCO ed è piuttosto frequentato dai turisti essendo uno dei simboli del Giappone. il resto dell’isola però è poco frequentato.

Girovaghiamo per l’isola fino ad arrivare al Daisho-in, considerato il più antico tempio buddhista di Miyajima, immerso nel verde dell’isola. Il complesso si sviluppa lungo un sentiero fiancheggiato da centinaia di piccole statue di monaci, spesso protette da cappelli rossi, e include una suggestiva grotta illuminata da numerose lanterne, legate al pellegrinaggio degli 88 templi dello Shikoku (l’isola che abbiamo visitato i primi giorni di viaggio).

cosa vedere in Giappone Matsuyama
Cosa vedere in Giappone: santuario di Itsukushima sull’isola di Miyajima

La città samurai di Iwakuni

Torniamo sulla terraferma e puntiamo il navigatore ancora più a sud, verso Iwakuni dove siamo accolti da un bellissimo ponte del Seicento. Iwakuni era anche una città di samurai, dominata dal clan Kikkawa durante il periodo Edo (1603-1868). Oltre allo splendido ponte, da non perdere il quartiere samurai Kikko Koen pieno di viette tortuose, casette tradizionali e persone che fanno picnic sotto i ciliegi in fiore. Davvero una tappa molto carina e consigliata.

Arrivo a Fuokuoka, isola di Kyūshū

Arriviamo quindi a Fukuoka (o meglio a siamo arrivati di sera a Itoshima), nello splendido appartamento di Hiro, dove rimarremo 2 notti. Per prima cosa, lasciamo i nostri zaini ed andiamo a mangiare un katsu curry da katsuya. Fun fact: il curry arriva in Giappone nell’Ottocento, dall’India, grazie alla marina britannica. Venne immediatamente incorporata nella tradizione culinaria giapponese.

cosa vedere in Giappone Iwakuni
Quartiere samurai di Kikko Koen a Iwakuni
casa di fukuoka
la bellissima casa di Fukuoka
cosa vedere a Fukuoka
cosa vedere in Giappone: Ohori Park

Una giornata a Fukuoka e dintorni

A Fukuoka decidiamo di visitare la città con lentezza, con un po’ di riposo visto le tappe molto serrate dei giorni precedenti (e quella del giornro successivo). Per prima cosa, ci dirigiamo al bellissimo specialty coffee di TJ, dove abbiamo fatto un’ottima colazione.

Dopo esserci rifocillati, andiamo al Pokémon Center di Fukuoka (Alessio è grande fan di Pokémon) forse il più bello visitato durante il nostro viaggio. Nel negozio c’è anche la statua molto kawaii di Pikachu che prepara il ramen. Per pranzo, decidiamo di mangiare il famoso ramen di Fukuoka (hakata – che prende il nome antico della città) seguendo i consigli di TJ. Mangiamo da 博多長浜ラーメン風靡 原本店, dove il ramen è davvero delizioso!

Facciamo poi due passi per il quartiere bohémien Ropponmatsu, molto carino e pieno di enoteche e caffè. Infatti decidiamo di andare da Basking Coffee. All’ingresso del caffè, si possono assaggiare i vari caffè prima di prenderli.

Da lì, ci spostiamo ad Ohori Park dove passeggiamo prima di lasciare Fukuoka. Da lì, puntiamo il navigatore verso Sakurai Shrine Futamigaura Torii. Il torii si trova a Sakurai ed è famoso per le sue due rocce sacre (meoto iwa) che nello shinto che rappresentano una coppia e sono unite da una corda (shimenawa).

Per cena puntiamo tutto al BBQ giapponese ed andiamo a mangiare da Yakiniku King.

Ritorno nell’Honshu

La splendida città di Hagi, passeggiata tra le case samurai

Hagi è famosa per due cose in Giappone: le sue strade costellate da bellissime case samurai, sviluppate intorno alle rovine del castello di Hagi, e le sue ceramiche, tra le più pregiate del paese. 

Hagi infatti è patrimonio dell’umanità UNESCO e qui un tempo vivevano i samurai dell’altissima borghesia con una delle scuole più importanti del paese. A Hagi si possono visitare tante case samurai, tra cui quella di Takasugi Shinsaku, samurai del dominio di Choshu. È stato uno dei personaggi chiave nella caduta dello shogunato, cioè il sistema di governo militare che per secoli ha guidato il Giappone: al posto dell’imperatore comandava lo shogun, sostenuto dai samurai. Takasugi ha creato un esercito aperto anche ai non samurai e ha contribuito a spingere il Paese verso la modernizzazione.

Hagi è anche famosa per le sue ceramiche, le seconde più pregiate del paese dopo quelle di Kyoto. La caratteristica di queste ceramiche è la loro capacità di cambiare colore nel tempo ed il fatto che siano tutte fatte a mano (un occhio occidentale abituato alla standardizzazione potrebbe scambiare “le sbavature” per qualcosa di grezzo). Abbiamo pagato 20€ per 3 ciotole e 2 piatti, comprate in una bottega di una ceramista.

Per una pausa caffè, consigliamo Bon.

Escursione a Omori-cho

La nostra salita verso Matsue continua, con una fermata strategica a Omori-cho, altra splendida cittadina patrimonio UNESCO, un tempo sede di una miniera d’argento (Iwami Ginzan) che ha reso florida l’economia della zona (e dell’intero Giappone).

Il villaggio è pieno di vecchie casette operaie in stile giapponese e case mercantili, dell’Ottocento. abbiamo visitato la residenza Kumagai, famiglia di mercanti d’argento. La visita è molto interessante e vale la pensa entrare in una delle case tipiche della cittadina.

Per una pausa caffè ti consigliamo Bäckerei Konditorei Hidaka. La cittadina è piena di bar e negozietti molto carini (che però sono quasi tutti chiusi il mercoledì, giorno in cui siamo andati noi.

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Cosa vedere in Giappone a Hagi
Omoricho
il paesino di Omerico
castello di matusa
Cosa vedere in Giappone: il castello di Matsue

Una notte a Matsue

La nostra salita e rientro in Honshu finisce con Matsue, capoluogo della prefettura dello Shimane. Viene chiamata la città dell’acqua ed è famosa per 4 cose: il matcha, il sakè, i soba di grano saraceno ed il suo splendido castello originale.

Noi abbiamo mangiato il soba ed i sakè, in uno splendido posto molto local chiamato Tachibanaya. I soba si mangiano mettendo un po’ di brodo di miso dentro la ciotola con i soba, daikon, cipollotto ed alghe. Il sapore è molto semplice ma i soba sono deliziosi. Vengono servite anche delle frittelle molto gustose con il grano saraceno.

Castelli originali, giardini splendidi e carte Pokémon

Cosa vedere in Giappone: il castello di Matsue

Il mattino seguente ci svegliamo ed andiamo a vedere lo splendido castello di Matsue, in un giorno in cui l’esplosione di sakura sembrava davvero imminente. Il castello di Matsue, proprio come quello di Matsuyama, fa parte dei 12 castelli originali del Giappone. Fu completato nel 1611 ed è il più antico della regione di San in.

Dopo la visita andiamo a prendere uno specialty coffee eccellente da Little Coffee Court, dove il proprietario ogni giorno tosta e macina 8 tipi di caffè in quella che era una vecchia casa mercantile. La scena degli specialty coffee a Matsue (e nel resto del Giappone) è davvero scoppiettante. 

Dopo aver preso il caffè, andiamo a comprare qualcosa da mangiare in una splendida bakery che si chiama Pantograph Shimane pieno di leccornie! Dopo esserci rifocillati, è già tempo di spostarsi e cambiare costa.

Il museo di Adachi: uno dei giardini più belli del Giappone

uno dei giardini più belli del giappone museo adocchi
Cosa vedere in Giappone: uno dei giardini più belli del paese, museo di Adachi

La tappa intermedia del viaggio è stata semplicemente splendida. Siamo finiti nel museo d’arte di Adachi, che ospita uno dei giardini più belli del paese, insieme ad opere bellissime di artisti giapponesi.

Il fondatore del museo è il signor Adachi. Adachi Zenko (1899-1991) oltre ad essere stato un uomo d’aiiari partito dal Giappone rurale ed aver avuto una vita rocambolesca, ha anche creato quello che oggi è considerato il giardino giapponese più bello del paese. In realtà, il giardino fa parte di un museo d’arte bellissimo. Non solo come “cornice”, ma come vera e propria opera d’arte. 

Il giardino è stato reso un’opera d’arte grazie ad una finestra che diventa una vera e propria tela, dove sedersi ed ammirare il giardino. Difficile non commuoversi con un’idea del genere. Gli artisti esposti ci sono piaciuti tanto, tra i nomi che ci siamo segnati ci sono quelli di Yokoyama Taikan e le sue vedute sul Monte Fuji, le geishe di Katsuda Tetsu ed i paesaggi di Sakakibara Shiho.

Anche il negozio del museo è splendido, con tante opere, cartoline e poster di altissima qualità. 

Arrivo a Himeji: carne kobe, pokémon e la luna sul castello

Arrivati a Himeji, il destino dei due protagonista di questo blog di viaggio (aka Alessio & Cécile) si divide, ma solo per poco. Infatti Alessio passa 3 ore e mezza nel negozio di carte pokémon di un dolce ragazzo. La sua collezione è notevolmente cresciuta!

Dopo essersi dati alla pazza gioia, decidiamo di andare a mangiare la famosa carne kobe. Kobe infatti si trova a due passi da Himeji e sono entrambe nella stessa prefettura (Hyogo). Andiamo da Gyuta Honjin dove mangiamo dell’eccellente carne kobe. Uno dei tanti momenti in cui abbiamo potuto assaporare il washoku, la cucina tradizionale giapponese che è patrimonio UNESCO dal 2013.

castello di Himeji
Il bellissimo castello di Himeji

Cosa vedere in Giappone: Nara e la sua luce

Panini di mandorle ed un castello originale, una mattinata speciale

La mattina ci svegliamo ed andiamo al castello di Himeji, che fa sempre parte dei 12 castelli originali del Giappone insieme a quelli già visitati di Matsuyama e Matsue. Il castello di Himeji è apparso in diversi film (i.e. I sette samurai, James Bond: si vive solo due volte, ecc). Esiste dal Trecento anche se la versione attuale risale al Seicento.

Da lì ci facciamo due passi per la splendida città di Himeji che ci ha regalato tanti angoli davvero deliziosi. Deliziosi come l’Almond Toast, una delle specialità della città. Si mangia rigorosamente da Hamamoto Coffee. In questa caffetteria preparano anche il caffè estratto con il sifone. Inventato in Europa nell’Ottocento, è proprio qui in Giappone che trova la sua massima espressione. 

La cultura del caffè di questo paese è senza pari e, da sola, varrebbe il viaggio. Abbiamo scelto il caffè del mese – buonissimo. In ogni caso, in Giappone hai sempre la possibilità di scegliere i tuoi chicchi (cosa che dovremmo imparare a fare anche in Italia).

Nara, una bellezza senza fine

cosa vedere in Giappone: Nara
Cosa vedere in Giappone: la bellezza di Nara

Difficile non innamorarsi di Nara, ma procediamo con ordine. Arriviamo a Nara per l’ora di pranzo e per prima cosa andiamo a mangiare un ottimo piatto di udon da Sigenoi Nara. Come sempre, i proprietari sono dolcissimi e ci sentiamo immediatamente a casa.

Prima di Kyoto e Tokyo, c’era lei, Nara. Infatti divenne la capitale del Giappone nel 710 per ben 75 anni. Benché Nara fosse stata scelta come prima capitale stabile (in precedenza le capitali venivano trasterite alla morte dell’imperatore), la sede fu presto spostata perché la corte imperiale temeva l’eccessiva influenza del buddhismo, fortemente radicato nell’establishment religioso e politico di Nara, dove i grandi templi avevano accumulato ricchezze e potere arrivando a interferire anche nelle decisioni della corte imperiale come si può vedere nel tempio Todai-Ji.

Il tempio ospita il il Daibutsu, il grande Buddha del tempio Todai-ji, completato nel 752, è alto 16 metri ed è composto da 437 tonnellate di bronzo e 130kg d’oro. Consigliamo di visitare il tempio durante il tramonto, per evitare la folla e, soprattutto, vedere il tempio nel suo massimo splendore con le luci del tramonto.

Il tempio Todai-Ji si trova nel cosiddetto parco di Nara, Nara Koen, dove ci sono i più importanti siti della città, come il Wakamiya Shrine, il santuario Kasuga ed il Nigatsu-do. Tra i protagonisti indiscussi del parco ci sono dei cervi, animale sacro per lo shintoismo che li considera messaggeri divini. Ce ne sono 1.500 esemplari circa che girano liberamente nel parco.

Altra cosa stupenda del Giappone: la quantità e qualità di botteghe storiche. Ad Ikeda Gankodo, che produce ventagli da sei generazioni con carta fatta a mano, bambù e urushi (lacca giapponese, estratta da una pianta che cresce solo in Giappone), abbiamo preso un bellissimo ventaglio. Altri souvenir a tema cervo li abbiamo trovati da Nakagawa Masashichi Shoten Nara Main Store.

Una serata ad Osaka: Dotonbori per noi è un no, ma abbiamo svoltato la serata

A Osaka, siamo arrivati di sera. Per prima cosa, lasciamo i bagagli nel nostro AirBnB molto carino, un po’ fuori dal centro, nel quartiere di Nishinari. La scelta del quartiere è stata provvidenziale visto che la parte più centrale, come il famoso quartiere di Dotonburi, non ci è piaciuto per nulla. Spoiler, è stata l’unica parte del paese che non abbiamo amato. L’abbiamo trovata veramente molto turistica e troppo affollata per i nostri gusti, ma se siete fan di street food può aver senso venire qui. Noi siamo durati 10 minuti, dopo i quali siamo risaliti in metro e tornati verso Nishinari. 

Nel quartiere, ci imbattiamo in uno splendido ristorantino gestito da un simpatico ragazzo giovane. Il posto si chiama Fujiya e prepara okonomiyaki e yakisoba (tipici della città) da paura. L’atmosfera è molto conviviale e si finisce per stare tutti insieme. Ha davvero svoltato la nostra (triste) serata.

Suzuka, il tempio della F1

Cosa vedere in Giappone: Osaka

Prima di puntare il navigatore verso Suzuka – dove avremmo visto il Grand Prix di Formula 1 – decidiamo di girovagare un po’ per Osaka. Andiamo verso Namba, un quartiere pieno di negozi e caffè molto carini. Decidiamo di fermarci per colazione da Brooklyn Roasting Company e girare per il quartiere (soprattutto per andare a caccia di Pokémon, vera ossesione di Alessio in questo viaggio!).

Suzuka, organizzazione semplicemente perfetta

Lasciamo Osaka per dirigerci a Suzuka, dove avremmo visto le qualifiche della Formula 1. Rimaniamo subito stupiti (ma neanche così tanto) dall’organizzazione dell’evento: tutti molto rispettosi, facilissimo trovare dei posti sull’erba e si potevano portare snack e acqua senza doverla comprare per forza all’interno.

Anche per il parcheggio non abbiamo avuto nessuna difficoltà: molte realtà locali mettono a disposizione i loro spazi privati (alcuni anche gratuitamente – che cuoricini i giapponesi) nei pressi del circuito. Nel caso volessi partecipare anche tu al Gran Premio di Formula 1, ti lasciamo un pin Google Maps dell’area dove abbiamo lasciato noi l’auto per entrare nel nostro settore (ingresso Spoon Curve).

Una serata assurda in quel di Ise

Decidiamo di dormire a Ise, sede di templi leggendari e delle ama – sono pescatrici in apnea che da generazioni raccolgono molluschi, alghe e altri prodotti del mare lungo le coste del Giappone. Troviamo una piccola guesthouse gestita da una signora dolcissima che ci prepara uno spuntino e ci dà qualche dritta su dove andare a mangiare. Malgrado le barriere linguistiche, è stato davvero bello conoscere Chigusa.

cosa vedere in Giappone Osaka
Il quartiere di Dotonbori a Osaka
Suzuka
Al gran premio di Suzuka
tempio di ise
Futami Okitama Shrine è un tempio da vedere in Giappone

Templi importanti, Suzuka parte 2, arrivo a casa di Osamu e Mikiko

I templi di Ise, i più importanti del Giappone

La mattina, la signora Chigusa ci prepara una copiosa colazione con tanto di spuntino da portare durante la gara di F1 (ma che dolcezza?!). La prima tappa è stata il Futami Okitama Shrine, un santuario che ha storicamente avuto una funzione di soglia simbolica per i pellegrini diretti a Ise. Prima di entrare nel complesso del grande santuario, i viaggiatori si fermavano qui per un rito di purificazione in mare, lavandosi nelle acque di Futami prima di proseguire il cammino spirituale.

Il santuario è legato ai Meoto Iwa, le due rocce unite da una shimenawa, una corda sacra in paglia che viene rinnovata periodicamente durante cerimonie shintoiste. Le rocce sono associate alla divinità creatrice Izanagi e Izanami e rappresentano l’unione e l’equilibrio tra forze complementari. In passato, questo tratto di costa era considerato un punto liminale: uno spazio di transizione tra il mondo ordinario e il percorso verso Ise, il centro spirituale dello shintoismo imperiale. Colpiscono anche le numerose statue di rane, considerate messaggere della divinità locale. 

Oltre al Futami Okitama Shrine, qui si trova l’Ise Grand Shrine (Ise Jingū) è uno dei complessi religiosi più antichi e importanti del Giappone, dedicato alla dea solare Amaterasu. La sua struttura attuale è il risultato di un sistema rituale di ricostruzione periodica degli edifici, il Shikinen Sengū, che prevede il rifacimento completo del santuario ogni vent’anni, una pratica che mantiene intatta la continuità architettonica e spirituale più che la materialità dell’edificio.

Il santuario è composto da due aree principali, Naikū e Gekū, immerse in una foresta che ha storicamente contribuito a preservarne il carattere di isolamento e sacralità. Per secoli, l’accesso a Ise è stato uno dei pellegrinaggi più importanti del Giappone, al punto che nel periodo Edo viaggi interi venivano organizzati collettivamente come forma di mobilità religiosa di massa. Durante la visita, il percorso è stato attraversato da un evento legato al sumo, con una sfilata e attività pubbliche che hanno coinvolto l’area del santuario.

Suzuka: il giorno della gara

Torniamo a Suzuka dove vediamo il GP. Come il giorno precedente, rimaniamo colpiti dall’organizzazione del tutto. Da lì, usciamo rapidamente, riprendiamo l’auto e andiamo in direzione Kyoto. Dopo aver esultato per la vittoria di Andrea Kimi Antonelli (pilota italiano su Mercedes) e per il terzo posto di Charles Leclerc, il beniamino di Alessio!

Arrivo a Kyoto, il nostro colpo di fulmine

Dopo qualche ora, arriviamo a Kyoto dove dormiamo dai due signori più dolci del mondo: Osamu e Mikiko, dove ci sentiamo subito a casa. Facciamo due passi per questo quartiere – molto tranquillo e residenziale – e mangiamo da Tenkaichi, letteralmente a due passi da casa nostra.

2 giorni pieni a Kyoto: tra storia, manga e ramen gustosi

Primo giorno a Kyoto: tra mille templi

Il primo giorno ci siamo svegliati e per prima cosa siamo andati a far colazione in un caffè storico giapponese (kissaten) gestito da due signori dolcissimi che preparano il caffè con il sifone. Il posto si chiama Kitayamakan. Dopo colazione abbiamo fatto due passi sulla Kamo River, dove i ciliegi erano esplosi. Uno degli spettacoli più belli mai visti. Abbiamo poi esplorato questa fetta di Kyoto nord che si è rivelata deliziosa.

La passeggiata continua fino a Kamigamo-jinja che è tra i santuari shintoisti più antichi del Giappone, fondato nel 678 e patrimonio UNESCO. Quando Kyoto divenne capitale del paese nel 794, si dice che l’imperatore Kanmu venne a pregare qui per il paese. Insieme al santuario Shimogamo-jinja, è considerato il custode della città. il santuario è molto tranquillo e scenografico. Non ci sono turisti (il che è assurdo, vista l’importanza del santuario).

Decisamente molta più gente al padiglione d’oro (Kinkaku-ji), tempio (quasi) interamente coperto di foglia d’oro. L’edificio originale risalente al 1397 era il ritiro dello shögun Ashikaga Yoshimitsu. Nel 1950, un monaco ossessionato dal tempio decise di bruciarlo interamente e Nel 1955 venne ricostruito seguendo il progetto originale. Se puoi, vieni al mattino perché la luce è decisamente la migliore (e ti permetterà di evitare la folla).

Il tour del nostro primo giorno a Kyoto continua con il tempio Otagi, un tempio buddhista del 766, famoso per i suoi 1200 rakan (discepoli di Buddha) inghiottiti dal muschio, davvero suggestivi.

Golden temple
il Golden temple di Kyoto
chikurin
La foresta di bambù di Chikurin
cherry blossom kyoto
I ciliegi di Kamo River a Kyoto

Kyoto è piena di foreste di bambù, quindi se volete evitare la folla consigliamo di sceglierne un’altra rispetto a quello di Arashiyama. Noi abbiamo visto quella di Chikurin che è altrettanto bello. La mattinata continua con il Tenryu-ji, un tempio carino, molto affollato ma con dei bei giardini. Per noi sacrificabile, se sei a corto di tempo.

Per pausa pranzo andiamo a mangiare un ottimo ramen da Tengu. Per il caffè siamo andati a prendere uno specialty ed un matcha (Kyoto è famosa per il matcha, insieme a Matsue) da Kuraku Kyoto Stand.

Senbon torii è un tempio famosissimo per i suoi mille torii, anche se in realtà i torii sono 10mila. Basta fare qualche passo in più per evitare la folla e per godersi pienamente questo tempio molto scenografico.

Ultima tappa della giornata è stata Gion, storico quartiere di Kyoto dove di sera si possono avvistare le geishe (se si è fortunati) – persone d’arte, sono delle artiste tradizionali giapponesi. Per cena, abbiamo mangiato dell’ottimo sushi da Hanato Sushi ed abbiamo chiuso così una bellissima giornata a Kyoto.

Secondo giorno a Kyoto: ultimo giorno in una città che ci ha dato molto

I nostri host, Osamu e Mikiko, che ci hanno ospitato per tre notti a Kyoto, ci hanno detto che non potevamo lasciare la città senza aver prima visitato la villa imperiale di Katsura. Kyoto ha cinque ville imperiali, d’altronde la città ha avuto mille anni di presenza imperiale. Katsura è stata costruita dal dal principe Hachijo Toshihito nel XVII secolo per lo tsukimi – ovvero l’atto di osservare la luna. La villa è composta da diverse sale da tè, pensate per permettere al principe e ai suoi ospiti di contemplare la luna e la natura.

Katsura è uno dei più importanti esempi di architettura giapponese al mondo. La villa si prende anche il merito di aver convinto gli architetti occidentali (soprattutto i modernisti) ad abbandonare la simmetria e cercare forme più organiche e presenti in natura. Infatti la villa ha ispirato tantissimi architetti occidentali tra cui Le Corbusier, Alvar Aalto e Carlo Scarpa.

cosa vedere in Giappone Katsuro
Cosa vedere in Giappone: la bellissima villa imperiale di Katsura a Kyoto

Anche il giardino è considerato uno dei più belli del paese. La visita guidata con audioguida dura circa un’ora ed è molto dettagliata. È necessario portare con sé il passaporto per la registrazione e controllare al mattino le disponibilità orarie sul sito web ufficiale (a questo link). Ci sono anche davvero pochissimi turisti, il che non guasta.

Per pranzo abbiamo puntato il ramen di Men-ya Inoichi Hanare, menzionato nella guida Michelin e che vale assolutamente la sua fama. Gli ingredienti sono selezionati e quello che fa la differenza è un brodo incredibile! Abbiamo adorato anche il tofu con maiale piccante (delizioso) ed il fatto che tutto potesse essere spezziato con il sansho, il pepe giapponese diventata subito la nostra spezia preferita.

Dopo il pranzo siamo finiti al Museo del Manga dove è possibile consultare 300mila manga (consultabili) dal 1910 ai giorni nostri. Abbiamo scoperto che l’arte dei manga è antichissima e che si trovano anche degli esempi del Settecento. Abbiamo anche approfondito il fatto che i manga sono letti più dagli adulti che dai bambini e che questa moda è iniziata circa 100 anni fa quando erano solo un inserto nei giornali. I giapponesi ritagliavano gli inserti e li incollavano nei loro quaderni.

Senbon torii
I famosi Senbon torii di Kyoto
Otagi
Il tempio Otagi di Kyoto
silver temple
Il Silver Temple di Kyoto ed il giardino zen

Prima di spostarci, andiamo al Pokémon Center di Kyoto dove qui, Pikachu ci accoglie con un kimono della città ma nessuna bustina da sbustare (Alessio triste)!

Siamo poi andati verso il famoso Padiglione d’Argento che si raggiunge anche attraverso una stradina con case in legno e alberi di ciliegi in fiore. Tra le cose piu belle dei circa 2.000 templi di Kyoto c’è sicuramente anche la strada per raggiungerli. Il Ginkaku-ji ospita uno dei giardini zen più importanti del Giappone. Ginkaku ji si chiama “Padiglione d’Argento” perché lo shögun Ashikaga  Yoshimasa voleva creare una versione speculare del Kinkaku-ji (il tempio d’oro visto durante la giornata precedente). L’argento qui però non venne mai applicato ma il tempio (ed i suoi giardini) sono semplicemente stupendi!

Subito fuori il Ginkaku-Ji si trova il Sentiero della Filosofia che prende il nome dal filosofo Nishida Kitaro, che lo percorreva ogni giorno per meditare. Durante la fioritura dei ciliegi è semplicemente magnifico.

Per cena ci siamo concessi un guilty pleasure e siamo andati alla pizzeria da Ciro. Il pizzaiolo è giapponese ma ha lavorato per alcuni anni ha Napoli (e parla benissimo italiano). Nel tempo ha ricevuto tanti riconoscimenti tra cui Bib Gourmand della Guida Michelin ed è stata selezionata tra le migliori pizzerie dell’area Asia-Pacilico! La pizza è magnifica, altamente digeribile. 

Una giornata a Kanazawa

A malincuore lasciamo Kyoto ed i nostri amati host Mikiko e Osamu. Mai come in questo viaggio consigliamo di dormire in guesthouse o case condivise. Ovviamente Mikiko ci aveva preparado dei tamago sando (sandwich con uovo) per il lungo viaggio in auto per Kanazawa. 

Un giorno a Kanazawa: il mercato del pesce

Il primo posto che visitiamo a Kanazawa è il mercato del pesce, uno dei più importanti di tutto il Giappone insieme a quello di Tokyo. Il mercato si chiama Omicho Market ed è un posto perfetto per assaggiare il sushi, una specialità della città. Ci sono tantissimi banchi e piccole botteghe che preparano dell’ottimo sushi sul momento.

Kanazawa infatti si trova tra il mare del Giappone e le Alpi giapponesi, dando alla città una posizione strategica.

Itinerario in Giappone: il quartiere delle geishe di Higashi Chaya

Dal mercato, ci spostiamo al famosissimo quartiere delle geishe di Kanazawa: Higashi Chaya. In questo quartiere storico dell’Ottocento è possibile assistere ancora a degli spettacoli delle geishe. A prescindere dalle esibizioni, vale assolutamente la pena passeggiare in questo bellissimo quartiere mercantile, con casette in legno fiumi e ruscielli che scorrono velocemente.

Castello di Kanazawa, una delle cose da vedere in città

Il Castello di Kanazawa, sede del clan Maeda, fu più volte distrutto da incendi tra XVII e XIX secolo. Le strutture principali visibili oggi sono state ricostruite nel 2001 (torri Hishi Yagura, Gojikken Nagaya e Hashizume Yagura) e completate nel 2015 con la porta Hashizume-mon.

La particolarità della ricostruzione del castello, è che si tratta di ricostruzioni filologiche: realizzate con tecniche tradizionali (senza chiodi), legno massiccio e basate su documenti storici e scavi archeologici, permettono di capire davvero come funzionava un castello feudale giapponese. Essendo quindi ricostruito, non fa parte dei 12 castelli originali giapponesi (come quelli che abbiamo visto di Matsuyama, Matsue e Himeji).

Il giardino di Kenroku-en

Di fronte al castello c’è il Kenroku en, giardino del 1643 (epoca Edo), un tempo dominio esclusivo della nobiltà. il Kenroku en fa parte dei 3 grandi giardini giapponesi, insieme al Koraku-en di Okayama (che abbiamo visto durante il primo giorno di viaggio nostro itinerario giapponese) ed il Kairaku-en di Mito.

Qui si trova la fontana più antico del paese e si può facilmente vedere all’opera i giardinieri che hanno una cura maniacale del verde pubblico (con tante di persone che potano gli alberi con le forbicine, commovente). 

Il quartiere dei samurai di Kanazawa

Nagamachi è l’antico quartiere di samurai di Kanazawa, anche questo davvero molto suggestivo. Qui abbiamo visto dei negozi di ceramica kutani bellissimi (ancora mi mangio le mani per alcune ceramiche che abbiamo lasciato lì), tra le più famose del paese insieme a quelle di Hagi e di Kyoto. Tra i negozi di ceramica ti consigliamo Kaburaki Kutani e Kutani Choemon store (quello dove ci pentiamo di non aver comprato le ceramiche). 

Una notte a Tsurugi

Per risparmiare qualcosina, decidiamo di dormire vicino Kanazawa (questi sono i vantaggi di viaggiare in auto), a Tsurugi per la precisione. Dormiamo in una guesthouse molto carina, Takeda Inn. La nostro host ci consiglia un posticino dove mangiare, dove proviamo i gyoza più buoni di tutto il viaggio. Il posto si chiama Wakatake ma non ha senso fare questa deviazione solo per assaggiare i gyoza. Te lo consigliamo se per caso dovessi ritrovarti anche tu a Tsurugi.

Le alpi giapponesi: paesini indimenticabili e degustazione di sakè

Una mattina a Tsurugi

Tsurugi non era nei programmi del nostro itinerario, ma anche qui – come ovunque in Giappone – le cose da vedere non mancano di certo. Visitiamo due santuari davvero molto belli, immersi nella natura: Shirayama hime shrine e Kinken-gu Shrine. Dobbiamo ammettere che sono stati davvero una splendida sorpresa!

Per colazione finiamo in un posto assurdo a prendere il caffè, gestito da una signora in kimono sui 60 anni che ci ha raccontato per filo e per segno del suo viaggio in Italia negli anni ’90 (ovviamente con l’ausilio di un traduttore online). Un cliente invece ci ha chiesto se il baseball fosse popolare in Italia (sport molto in voga in Giappone). Se siete da queste parti, fateci un salto per un caffè v60: Coffee House.

Prima di lasciare la zona di Kanazawa, andiamo al Pokémon Center della città dove Pikachu ci accoglie con un kimono kaga, quello tipico della città. Anche qui, però, Alessio e sfortunato e non trova nessuna bustina da sbustare! Dannati Pokémon, sono troppo richiesti!

Paesini delle Alpi giapponesi: Gokayama, Suganuma e Shirakawa-Go

cosa vedere in giappone alpi giapponesi
Cosa vedere in Giappone: il villaggio di Shirakawa-Go nelle Alpi giapponesi

Il nostro tour dei paesini delle alpi giapponesi inizia con Gokayama. I villaggi storici delle Alpi giapponesi sono patrimonio UNESCO dal 1995 perché mostrano in modo intatto come comunità rurali giapponesi abbiano costruito e organizzato la vita per adattarsi a uno degli ambienti più difficili del paese, con un’architettura unica e un forte sistema comunitario. I tetti sono costruiti in stile gasshō-zukuri (“mani in preghiera”), pensati per far scivolare via la neve velocemente. Le case in stile gasshō-zukuri si sono sviluppate tra il XV e il XVII secolo. 

Sono fatti di paglia spessa anche un metro, legata con corde, senza chiodi. Isolano dal freddo ma soprattutto “respirano”, evitando umidità e muffe. Dentro, la struttura è un intreccio di travi in legno molto sofisticato. Il tetto però non è eterno, va rifatto ogni 20-30 anni. Per sostituirlo, interi villaggi si mobilitano per lavorare insieme, mantenendo una tradizione collettiva riconosciuta dall’UNESCO. 

Muovendoci in auto riusciamo a raggiungere anche villaggi più piccoli, dove non arrivano le persone che fanno escursioni in giornata da Kanazawa. Arriviamo così a Suganuma, piccolo villaggio molto autentico e altrettanto suggestivo. 

Più frequentato il paesino di Shirakawa-Go (ma decisamente fattibile se si arriva nel tardo pomeriggio). È più grande, molto scenografico e pieno di ruscelli, vale decisamente la sua fama.

Una notte nella splendida Takayama

Decidiamo di passare la notte nella splendida Takayama, nel cuore delle Alpi giapponesi. Questa la città vecchia con costruzioni risalenti al periodo Edo è davvero suggestiva – forse una delle cittadine più suggestive insieme a Hagi.

Takayama è famosa per due cose. La prima è la soia che da Onoya fanno da 250 anni! La seconda è il sakè, che da Funasaka producono dal 1688. Si fanno anche delle degustazioni (senza prenotazione).

Per cena andiamo da Miyabi-an Soba che prepara soba deliziosi con verdure di montagna e carne di Hida (manzo locale). Facciamo poi una degustazione di sakè locali. Se riuscite a sedervi davanti allo chef in azione è uno spettacolo ipnotizzante.

La prima volta in un onsen e ryokan

Mattina a Takayama

La mattina facciamo un’ottima colazione in uno specialty coffee molto carino che si chiama Sway Coffee Roastery.

Dopo colazione siamo andati al mercato mattutino Miya-gawa, dove troviamo tanto cipollotto fresco, ingrediente base di tante ricette giapponesi. Parlando di cipollotto, su Netflix consigliamo “Una giornata da grande“. Sono brevi episodi che mostrano la prima commissione di bambini giapponesi. Solitamente, iniziano a fare piccole commissioni intorno ai 3 anni. Molto spesso la prima commissione è proprio quella di andare a comprare il cipollotto.

Mercato di Kanazawa
Il mercato del pesce di Kanazawa
Takayama
Cosa vedere in Giappone: Takayana
cosa vedere in giappone castello di Matsumoto
Il castello di Matsumoto con le Alpi giapponesi sullo sfondo

Matsumoto ed il suo bel castello

Arriviamo a Matsumoto, una città molto vivace e giovanile, piena di edifici mercantili di legno di epoca Edo, dove facciamo davvero una bella gita in giornata.

La prima tappa è lo splendido castello di Matsumoto, uno dei 12 castelli originali del Giappone. È il quarto che visitiamo dopo quello di Matsuyama, Matsue e Himeji, forse il più scenografico (anche se quello di Matsuyama rimarrà per sempre nel nostro cuore). Fa parte anche dei 4 grandi tesori del Giappone e risale al 1595. È il più antico castello in legno del Giappone. Oltre ai numerosi primati, ha anche una vista pazzesca sulle Alpi giapponesi.

Visitiamo anche il Matsumoto City Museum of Art, museo (quasi) interamente dedicato ad un’artista locale famosa in tutto il mondo: Yayoi Kusama, diventata famosa per le sue zucche a pois. La mostra è davvero stupenda e ripercorre la vita di Kasuma, dalle allucinazioni che aveva durante l’infanzia alla vecchiaia (Kusama è classe 1929 e continua a sfornare opere d’arte ogni anno).

Per pranzo andiamo al centro del Karaage (i.e. pollo fritto) di Matsumoto. Per un caffè consigliamo Alps Coffee Lab.

Nagano, una notte in un onsen

Dopo Matsumoto, ci dirigiamo a Nagano dove avremmo passato la nostra ultima notte di viaggio itinerante. Per prima cosa andiamo a visitare lo Zenkō-ji, tempio buddhista fondato nel 642 d.C. per custodire una delle prime statue buddhiste arrivate in Giappone dalla Corea, in un momento in cui il buddhismo stava iniziando a diffondersi tra le élites del paese. Fin dall’inizio si distingue perché aperto a tutti e non solo all’élite, diventando un centro di pellegrinaggio popolare attorno al quale nasce direttamente la città di Nagano. Anche i dintorni del tempio sono davvero molto suggestivi.

Il nostro alloggio si trova a poca distanza da Nagano. Per la precisione, dormiamo al Kamesei Ryokan gestito da una coppia nippo-americana. Dopo due settimane in viaggio questa è stata la nostra prima esperienza in un ryokan (locanda tradizionale giapponese con onsen, bagni termali). Ci godiamo per un’ora un onsen privato che si può prenotare alla reception.

Per cena andiamo da 千石寿し, dove mangiamo degli udon pazzeschi guardando Detective Conan messo in TV dalla proprietaria dell’izakaya.

Lasciando le Alpi giapponesi e arrivo a Tokyo

Tappa a Karuizawa

Dopo una colazione eccezionale da Le pain élégant (le bakery in Giappone sono semplicemente fantastiche) ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa del nostro road-trip, dopo 14 giorni per il Giappone.

Puntiamo il navigatore in direzione Karuizawa, più precisamente alle Shiraito Waterfalls. Queste cascate sono alimentate da un sistema naturale unico: l’acqua nasce dalle piogge che cadono sul Monte Asama (vulcano attivo davvero mozzafiato), si infiltra nel sottosuolo e impiega circa 6 anni prima di riemergere lungo la parete rocciosa, dando origine ai sottili fili d’acqua che formano la cascata. Il flusso è costante durante tutto l’anno, tanto che non si prosciuga nemmeno in inverno. Inoltre, l’acqua mantiene una temperatura relativamente elevata (circa 11,8 °C), grazie al calore geotermico legato all’attività vulcanica della zona.

Tra le altre cose, la cittadina è famosa anche perché qui gli abitanti di Tokyo più facoltosi hanno qui la propria cabin. Consigliamo di fare anche una passeggiata in centro.

Nota a margine prima della chiusura del roadtrip: tutte le strade in Giappone hanno il divieto di sosta. Risultato: città con alta pedonalizzazione e zero presenza di vie e piazze che sembrano più dei parcheggi che altro. Si parcheggia esclusivamente in appositi parcheggi (quasi mai interrati, ma sempre nascosti) ovviamente a pagamento (prezzi sempre accessibili).

Arrivo a Tokyo

Con tanta tristezza nel cuore, riconsegniamo l’auto a Tokyo vicino al nostro alloggio che si trova in un quartiere tranquillo, ben collegato ed economico. Si trova a Sumida e te lo consigliamo se hai voglia di risparmiare qualcosa sull’alloggio ma spostarti con molta facilità in città.

Appena lasciamo le valige visitiamo il quartiere di Asakusa, dove facciamo due passi per il Sumida Park da dove vediamo la Tokyo Skytree circondata dai ciliegi in fiore. Facciamo uno spuntino da Asakusa Menchi e poi andiamo a vedere il Sensō-ji, il tempio più importante e antico di Tokyo. L’ingresso del tempio è il kaminari-moon con la sua immensa lanterna da 700 kg. Altro punto cruciale del tempio è la pagoda a 5 piani, costruita nel 942. Il quinto piano conserva una reliquia del Buddha.

Per cena ci concediamo un hamburger ciccionissimo da American Diner.

Primo giorno a Tokyo: flea market e quartieri alternativi

Essendo una domenica, decidiamo di andare a visitare il flea market di Tokyo. Si trova di tutto: dalle carte Pokémon (prezzi fuori mercato per turisti ahimé – Alessio) alle ceramiche. Troviamo una bella bottiglia per il sakè che compriamo insieme a dei bicchierini. All’interno ci sono tanti stand che preparano ottimi caffè (anche con l’Aeropress – la cultura giapponese del caffè è semplicemente sbalorditiva).

Per pranzo torniamo in una zona più centrale e decidiamo di visitare i giardini di Kitanomaru. Un tempo questi giardini facevano parte del Castello di Edo (antico nome di Tokyo), oggi non si vede più il castello nella sua forma originale. Restano però mura, fossati e alcune porte, per cui tutta l’area viene ancora e considerata un vero e proprio castello.

Per pranzo mangiamo divinamente – che strano – da Chūkasoba Senmon Tanaka Sobaten Kudanshita. Forse lo hai già capito, ma abbiamo deciso di visitare Tokyo senza fomo e, soprattutto essendo una città immensa, dedicarsi solo a quello che ci piace davvero. Tanto sappiamo già che torneremo a breve. Quindi ci dirigiamo in quartiere bohémien, quello di Shimokitazawa. Prendiamo un ottimo caffè da Kissa Ray (dove mi fanno i complimenti per la mia tote bag “I am sorry I am latte” comprata a Montebelluno in Veneto) e vaghiamo tra negozi second hand, mercatini e negozi di ceramica.

Il secondo quartiere che visitiamo è Hatagaya, dove incappiamo in uno dei bagni pubblici della città (se hai visto “Perfect days” sai di cosa sto parlando – Cécile). Il progetto Tokyo Toilet è un progetto volto a riqualificare 17 bagni pubblici disegnati da 17 architetti diversi. Facciamo un aperitivo a base di shochu (distillato giapponese) e tonic da Osacu. Compriamo dei calzini da Rototo, un negozio che vende solo calzini di altissima qualità.

Lasciamo i quartieri alternativi per immergersi nella folla dello Shibuya Crossing (che noi ci aspettavamo molto più grande). Per cena, mangiamo sushi da Kanazawa Sushi Ueno per poi andare al parco Ueno dove c’era la chiusura del festival della fioritura dei ciliegi. Davvero uno spettacolo mozzafiato!

Sensō-ji
Cosa vedere in Giappone: Sensō-ji a Tokyo
Shimokitazawa
Cosa vedere in Giappone: Shimokitazawa a Tokyo

Giorno 2 a Tokyo

Il quartiere di Kuramae

Sempre con l’obiettivo di vivere Tokyo senza fomo, il nostro secondo giorno nella capitale del Sol Levante inizia con il quartiere di Kuramae. Prendiamo un caffè delizioso (dove in fila c’era un italiano odioso che si lamentava della lentezza nel preparare un caffè) da Sol’s Coffe Roastery. A Kuramae sperimentiamo come una delle città più popolose del mondo riesca ad essere così tranquilla e silenziosa, una sensazione indescrivibile.

Ponte Nihonbashi

Passiamo poi al negozio di Hario (che produce kit per fare il v60 – metodo di estrazione del caffè giapponese) per poi arrivare al ponte Nihonbashi, uno dei punti più simbolici di Tokyo. Oggi, e fino al 2041, è coperto da una specie di tangenziale sopraelevata che lo copre nascondendo la sua bellezza.

Il ponte è stato costruito nel 1603, quando Edo (l’attuale Tokyo) divenne la capitale del paese. Il ponte era il punto di partenza di 5 strade che collegavano Edo al resto del paese. Ancora oggi, da qui si misurano le distanze di ogni punto da Tokyo. Venne bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e, ancora oggi, si possono notare le bruciature. Si dice che quando smantelleranno l’autostrada si potrà vedere il Monte Fuji (sarà vero? Un motivo in più per tornare e verificare di persona).

Ai piedi dell’antico castello Edo

Andiamo poi in quello che viene considerato il centro di Tokyo. Proseguiamo verso quella che viene comunemente considerata il cuore di Tokyo. Per capire la città di oggi bisogna però tornare indietro nel tempo, all’antico castello di Edo, il nucleo attorno al quale si è sviluppata la metropoli moderna.

Osservando le antiche mappe, si nota come Edo sia cresciuta in modo concentrico attorno al castello, costruito su un’altura naturale che si estendeva come le dita di una montagna. La disposizione della città rifletteva anche la rigida gerarchia sociale dell’epoca: nelle aree più vicine al castello vivevano i samurai di rango più elevato, mentre i samurai di livello inferiore occupavano i quartieri più esterni. Ancora oggi questa parte della città è caratterizzata da strade più ampie rispetto ad altre zone di Tokyo.

Più lontano dal centro si trovavano invece contadini, artigiani e mercanti. Curiosamente, questi ultimi occupavano l’ultimo gradino della scala sociale. Nella società dell’epoca si riteneva infatti che una comunità potesse sopravvivere senza mercanti, ma non senza il lavoro dei contadini che producevano il cibo necessario alla popolazione.

Un altro dettaglio interessante riguarda la geografia della città: quella che oggi appare come una rete di canali e terreni urbanizzati era in gran parte affacciata direttamente sulla baia. Molte delle aree che vediamo oggi non esistevano ancora e sarebbero state create nei secoli successivi grazie a opere di bonifica e riempimento.

L’ingresso principale dell’attuale Palazzo Imperiale coincide con una delle antiche porte del castello. Ancora oggi, per raggiungerlo, è necessario attraversare due ponti. Non si tratta di una scelta estetica: Edo era una vera e propria città-fortezza e il percorso tortuoso serviva a rallentare eventuali invasori. Un accesso diretto e rettilineo avrebbe infatti reso molto più semplice la conquista del castello.

La porta principale rimane chiusa per quasi tutto l’anno e viene aperta al pubblico soltanto in due occasioni: il 2 gennaio e il giorno del compleanno dell’Imperatore. In queste rare aperture, migliaia di persone si radunano per salutare la famiglia imperiale.

Ueno park
I ciliegi in fiore del parco di Ueno sono una cosa da vedere in Giappone

La stazione di Tokyo

La stazione di Tokyo fu inaugurata nel 1914 su progetto dell’architetto Tatsuno Kingo, tra i principali esponenti dell’architettura moderna giapponese, formatosi anche in Europa. L’edificio riprende modelli occidentali, con una facciata in mattoni rossi e riferimenti al linguaggio architettonico europeo (spesso associato anche a influenze olandesi).

Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1945, la stazione fu gravemente danneggiata dai bombardamenti: le cupole e parte della struttura andarono distrutte. Nel dopoguerra venne ricostruita in forma semplificata, senza gli elementi originari più complessi.

Tra il 2007 e il 2012 un intervento di restauro ha riportato l’edificio all’aspetto del 1914, ricostruendo anche le cupole originali.

Akihabara e Jimbocho

Abbiamo fatto un salto a Akihabara, uno dei quartieri per otaku (i.e. persona con una passione e profonda per la cultura pop, in particolare anime, manga e videogiochi). Abbiamo trovato il quartiere molto turistico e con prezzi molto più alti rispetto alla media del paese. Detto questo, abbiamo bevuto un ottimo caffè da Kielo.

Da lì ci spostiamo verso Jimbocho, il quartiere dei libri, pieno di stupende librerie indipendenti, antiquari e caffè indipendenti. Vale un salto se andate dalle parti di Akihabara.

Giorno 3 a Tokyo

Il terzo giorno ci svegliamo ed andiamo a prendere un caffè da Burrow coffee. Mentre ci dirigiamo al Museo Edo di Tokyo, veniamo travolti da una sakura fubuki, una tempesta di petali di albero da ciliegio. Uno spettacolo incredibile!

L’Edo Tokyo Museum per noi è una tappa imprescendibile per capire Tokyo ed il paese. Se e quando riaprirà completamente al pubblico, vi consigliamo di prevedere almeno mezza giornata per la visita: gli spazi sono enormi e la quantità di dettagli storici è impressionante.

Il museo racconta in modo molto efficace l’evoluzione della città e del Giappone tra i periodi Edo e Meiji, attraverso ricostruzioni, oggetti originali e grandi plastici urbani. È particolarmente interessante osservare come appariva Tokyo prima dei terremoti, dei bombardamenti e delle profonde trasformazioni urbanistiche che ne hanno cambiato il volto nel corso dei secoli. Le esposizioni permettono anche di immergersi nella vita quotidiana delle persone comuni, dei samurai e degli shogun. Una curiosità che ci ha colpito molto? Già nel Seicento gli abitanti di Edo avevano una vera passione per il buon cibo: quello che oggi chiameremmo “foodie” era già una realtà consolidata.

Il museo aiuta inoltre a comprendere uno dei passaggi più importanti della storia giapponese: la fine del sakoku, il lungo periodo di isolamento che durò dal 1639 al 1854. Per oltre due secoli il paese limitò fortemente i contatti con l’estero, salvo poche eccezioni. Tutto cambiò con l’arrivo nel 1853 del commodoro statunitense Matthew Perry e delle sue celebri “navi nere”. La pressione diplomatica esercitata dagli Stati Uniti portò alla firma della Convenzione di Kanagawa nel 1854 e all’apertura del Giappone verso il resto del mondo. Ciò che colpisce è la rapidità con cui il paese riuscì ad assorbire e integrare influenze esterne, mantenendo al tempo stesso una forte identità culturale.

Dopo questa immersione nella storia, abbiamo trascorso qualche ora a Ikebukuro, uno dei quartieri più vivaci della Tokyo contemporanea. Meno conosciuto all’estero rispetto a Akihabara, Shibuya o Shinjuku, anche qui è possibile comprare carte Pokémon (Alessio sorride compiaciuto), sale giochi, ristoranti e centri commerciali. Pranziamo da Oreryū Shio Ramen Ikebukuro Higashiguchi.

A proposito di sorprese, una delle più grandi del viaggio è stata senza dubbio la scoperta del vino giapponese. La produzione vinicola nel paese ha una storia relativamente recente, iniziata circa 150 anni fa, ma negli ultimi decenni i produttori hanno puntato con decisione sulla qualità, ottenendo risultati davvero notevoli. Le quantità restano limitate e molte etichette sono difficili da trovare al di fuori del Giappone, il che rende l’esperienza ancora più interessante.

Per approfondire questo mondo abbiamo partecipato a una degustazione da Soirée wine, che si è rivelata uno dei momenti più piacevoli del soggiorno. Tra spumanti, rosati e vini bianchi e rossi provenienti da diverse regioni del paese, abbiamo scoperto una produzione elegante, raffinata e sorprendentemente varia, lontana dagli stereotipi che spesso associamo all’enologia giapponese.

Gita in giornata al Monte Fuji

cosa vedere in Giappone
Cosa vedere in Giappone: Lago Kawaguchi ed il Fuji-san
Lawson
Cosa vedere in Giappone: il Monte Fuji

In piena fase di degustazione, abbiamo visto le previsioni meteo per il giorno successivo e deciso di noleggiare un’auto (sempre con Toyota Rental Car) per andare a vedere il monte Fuji, la montagna più alta del Giappone, con la punta innevata 10 mesi l’anno, dai dintorni di Fujikawaguchiko. Se vuoi organizzare il viaggio al Fuji-san ti conviene sempre decidere all’ultimo momento in base al meteo, partendo da Tokyo (si può raggiungere anche in treno/ escursioni organizzate, ma volevamo evitare la folla).

La prima tappa, una volta arrivati in zona, è il famoso konbini Lawson di Kawaguchiko, dove facciamo la classica foto del Lawson con dietro il Monte Fuji. Malgrado sia preso d’assalto, gestiamo a rimanerci poco, giusto il tempo di una foto.

Andiamo poi al Lago Kawaguchi dove, in auto, giriamo senza una meta precisa finché non troviamo un posto che ci piace. È davvero un posto magico per osserva l’imponente Monte Fuji. Qualcosa di commovente.

Passiamo da un lago all’altro, andando al Lago Saiko dove troviamo un gruppo di pescatore che pesca all’ombra del Fuji-san. Sul lago si sviluppa anche un villaggio tradizionale molto carino, che si chiama Saiko Iyashino.

Da lì ci spostiamo all’ultima tappa della nostra gita in giornata da Tokyo e del nostro itinerario di 21 giorni in Giappone, per osservare gli ultimi attimi di sakura dal fiume Sinnasho.

Che dire, questo articolo sul nostro primo viaggio in Giappone è diventato davvero lunghissimo, ma speriamo ti possa essere utile per organizzare un itinerario in questo paese semplicemente meraviglioso.

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