In questo articolo ti parliamo di cosa vedere in Oman, suggerendoti un itinerario di 12 giorni on-the-road per visitare la parte nord e centrale del paese. È un paese che che ci è piaciuto da impazzire, tra montagne – nere o verdi – minareti, case bianche, oasi imperdibili, tanta gentilezza ed un caffè tra i più buoni mai bevuti. Abbiamo visitato l’Oman durante il nostro Dune Tour, un viaggio di 25 giorni tra Bahrain, Oman ed Emirati Arabi Uniti.
Oltre al nostro itinerario di viaggio tra le dune del Golfo, vogliamo brevemente parlarti dell’assicurazione sanitaria che consigliamo. Il nostro partner per le assicurazioni di viaggio è Heymondo, società leader nel settore con più di 2.000 recensioni certificate su trustpilot.com e altri portali. Clicca qui per acquistare ora la tua polizza assicurativa con Heymondo e accedere al 10% di sconto esclusivo per i nostri lettori e follower! Non farti sfuggire questa opportunità prima del tuo viaggio in Oman.
Cosa vedere in Oman: 5 notti a Muscat
Giorno 1 – arrivo a Muscat in macchina da Abu Dhabi
Siamo arrivati a Muscat da Abu Dhabi in macchina, che abbiamo noleggiato all’aeroporto di Abu Dhabi (tramite il nostro partner DiscoverCars). Abbiamo trovato i controlli alla frontiera abbastanza snelli e veloci. Il doganiere era più preso dal racconto di un suo collega sosia di Gheddafi. Fortunatamente non c’erano altre persone che dovevano far vedere i documenti come noi quindi è stato tutto rapido. Detto questo, ascolta i consigli della compagnia di noleggio (vi indicheranno solo un check point – vicino ad Al Ain – dove il passaggio è consentito tra l’Oman e gli Emirati Arabi Uniti)e, prima di noleggiare l’auto, verifica con scrupolo che l’autonoleggio ti consenta il passaggio in Oman. Scriveremo sicuramente un articolo a riguardo nel futuro.
Il viaggio tra Abu Dhabi e Muscat dura circa 5 ore e si possono inserire un paio di tappe intermedie (Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti, o Sohar, in Oman). Noi siamo arrivati a Muscat la sera e abbiamo alloggiato allo Sheraton Oman Hotel (prezzi accessibili ed una piscina – fondamentale anche ad aprile per combattere il caldo). Per cena attraversiamo letteralmente la strada e ceniamo a Camilia, Cafe Turkish Restaurant con porzioni generose, un ottimo lemon mint e il ventilatore acceso anche se all’esterno. Un posto sincero come piace a noi insomma, raccomandato soprattutto dopo una lunga e faticosa giornata in auto.
Giorno 2 – Cosa vedere in Oman: il nostro primo giorno a Muscat
Prima colazione in Oman: un amore condiviso per lo specialty coffee
Ci è bastata una sola colazione per capire che l’Oman è la patria dello specialty coffee (spesso a prezzi accessibili). Il nostro primo incontro con il caffè specialty a Muscat (ce ne sono davvero tanti) è stato con TYPES Coffee. Abbiamo preso un iced V60, un cappuccino e… rullo di tamburi… una tarta de queso, una specie di cheesecake dei paesi baschi. Abbiamo poi scoperto che è popolarissima in Oman, in Bahrain e negli Emirati (i tre paesi del Dune Tour).
Cosa vedere in Oman: museo del petrolio
Per sfuggire al caldo delle ore centrali della giornata, abbiamo visitato l’Oman Oil and Gas Exhibition Centre, conosciuto anche come Museo del Petrolio di Muscat (ingresso gratuito). Si tratta di uno spazio moderno e interattivo che racconta in modo semplice e coinvolgente tutto il ciclo del petrolio: dalla formazione geologica alle tecniche di estrazione, fino al suo utilizzo quotidiano.
Qui abbiamo scoperto che gran parte del petrolio omanita proviene da rocce sorgenti vecchie di circa 550 milioni di anni, tra le più antiche al mondo, formatesi in mari stagnanti dove si depositarono animali e piante microscopiche. L’allestimento mostra anche come funziona l’estrazione: in Oman si può arrivare a perforare fino a 6.000 metri sotto terra, con lavori che durano sei mesi di fila, 24 ore su 24.
Eppure, solo un pozzo su quattro fornisce effettivamente petrolio o gas. Tra video animati, simulazioni ed esposizioni interattive, la visita risulta sorprendentemente coinvolgente: calcolate almeno due ore per esplorarlo con calma. Un’esperienza diversa dal solito, che consigliamo davvero.



Cosa vedere in Oman: Jumeirah e Al-Bustan
Poco fuori dal centro, la zona di Jumeirah custodisce un gruppo di case antiche ormai abbandonate, affacciate direttamente sulla spiaggia (non è facilissimo entrare a Jumeirah se non si ha un accesso diretto da un resort, ma ci siamo riusciti). Il mare ha tradito le nostre aspettative (almeno quelle di Alessio) e quindi non ti consigliamo di alloggiare in questa zona puntando ai resort fronte mare. Il colore verdognolo del mare è possibile che fosse legato al caldo o a qualche altro fenomeno naturale ma non siamo comunque rimasti sorpresi dalla baia che abbiamo visitato.
Al contratio, non lontano da Jumeirah, il punto panoramico di Al Bustan regala invece una vista spettacolare sulla Old Town di Muscat, con un contrasto incredibile tra moschee bianche incorniciate dalle montagne scure sullo sfondo.
Cosa vedere a Muscat: Old Town
La passeggiata nella Old Town di Muscat tocca alcuni dei luoghi più riconoscibili della città. Si inizia dal Sultan’s Palace, residenza cerimoniale costruita nel 1972, con la sua facciata blu e oro affacciata sulla grande piazza che ospita anche il Museo Nazionale.
Poco distante si trovano i due forti portoghesi del XVI secolo, Al-Mirani e Al-Jalali, che sorvegliano l’ingresso del porto. Il Forte Al-Mirani è legato a una leggenda secondo cui un commerciante indù, fornitore del presidio, finse di sposare la figlia del comandante per guadagnare tempo: nell’arco di un anno svuotò la fortezza di munizioni e viveri, permettendo così al Sultano Bin Saif di conquistarla nel 1649 e porre fine al dominio portoghese.
Sulla stessa passeggiata si incontra anche la Moschea Al Khor, tra le più antiche della capitale, riconoscibile dalla cupola turchese, e poco più in là la Masjid Al Zawawi, inaugurata nel 1985 e famosa perché interamente finanziata dalla famiglia Zawawi.
Passeggiata per la Mutrah corniche
La Corniche di Mutrah è il lungomare più noto di Muscat, una passeggiata che corre tra il porto e le montagne scure che incorniciano la città. Qui ci siamo fermati a mangiare una shawarma, street food diffusissimo in Oman, prima di proseguire verso il souq (negozi bellissimi – specialmenti quelli dell’oro).
Proprio Mutrah ricorda l’origine stessa del nome di Muscat: significa infatti “porto sicuro”, definizione attribuita da Tolomeo che già nell’antichità aveva riconosciuto la posizione strategica della città, protetta dal mare da un lato e dalle montagne dall’altro.



Giorno 3 – un’altra giornata in città
Cosa vedere in Oman: il fish market di Mutrah
Accanto alla Corniche si trova il Fish Market di Mutrah, un edificio moderno e funzionale che ospita ogni mattina la vendita all’asta del pescato. Qui si possono acquistare tonni (abbiamo parlato con una signora che stava contrattando per una carriola intera di tonni freschi da 10 kg l’uno per tutta la famiglia), orate, cernie e calamari, a testimonianza di quanto il mare sia parte integrante della vita quotidiana omanita. Non è un dettaglio da poco: gli omaniti, infatti, consumano in media più pesce che carne, e il mercato di Mutrah è il cuore pulsante di questa tradizione.
Cosa vedere in Oman: grande moschea di Sultan Qaboos
La Grande Moschea del Sultano Qaboos è uno dei luoghi più imponenti di Muscat e un simbolo dell’Oman moderno. Fu commissionata dal sultano Qaboos bin Said al Said, che volle lasciare un segno tangibile del risveglio culturale e spirituale del Paese. Dopo sei anni di lavori, venne inaugurata nel 2001 per celebrare i primi trent’anni del suo regno.
All’interno colpisce soprattutto la sala di preghiera maschile, con spazio per 6.500 persone. Fino al 2007 la moschea deteneva il primato del tappeto persiano più grande del mondo, un capolavoro di 4.263 metri quadrati realizzato a mano in Iran da 600 artigiane in oltre quattro anni di lavoro. Sotto la cupola centrale si trova un altro gioiello: un lampadario Swarovski alto 14 metri, composto da più di 600.000 cristalli, per anni il più grande del mondo, con una struttura in acciaio dorato dal peso di oltre 8 tonnellate.
Oggi la moschea è visitabile gratuitamente dal lunedì al giovedì, dalle 8 alle 11. Organizzati per tempo la visita così da non dover perdere una delle attrazioni principali di Muscat.
Visita al Museo Nazionale dell’Oman
Il Museo Nazionale dell’Oman è il principale spazio espositivo dedicato alla storia e alle tradizioni del Paese. Inaugurato nel 2016, raccoglie reperti che spaziano dall’archeologia preistorica all’arte islamica, fino alla cultura contemporanea. È un luogo utile per capire l’evoluzione dell’Oman e il cosiddetto Rinascimento iniziato nel 1970 con il regno del sultano Qaboos, caratterizzato da progresso e benessere diffuso.
Tra le sezioni più interessanti c’è quella dedicata al franchincenso, simbolo del Paese e profumo che ancora oggi permea strade e case omanite. Accanto si trovano prestiti temporanei da altri paesi della regione, come bocce di profumo dall’Iraq del X secolo o porta-incenso in bronzo provenienti dall’Afghanistan del XII secolo.
Non mancano antichi manoscritti, come un Corano ottocentesco siriano, e testimonianze della tradizione marinara: una grande imbarcazione dhow che richiama le rotte percorse per secoli dai mercanti arabi. Secondo la leggenda, anche Sindbad il marinaio salpava da queste coste. Nel 1980 lo storico britannico Tim Severin ricostruì fedelmente una nave in legno, assemblata senza metallo e tenuta insieme solo da corde di fibra di cocco, e riuscì a ripercorrere da Muscat a Canton oltre 9.600 km, dimostrando la fattibilità di quelle traversate.



Cena Bait al Luban – una cena speciale a Muscat e bonus royal opera
Prima di andare a cena, ci dirigiamo verso il Royal Opera House Muscat. Voluto dal sultano Qaboos, grande appassionato di musica classica, è stato inaugurato nel 2011 come primo teatro d’opera della penisola arabica.
La struttura unisce architettura araba contemporanea e materiali pregiati, con interni in marmo e legno intagliato che richiamano lo stile tradizionale omanita. Ospita una programmazione internazionale di opere, concerti e spettacoli, ma può essere visitato anche fuori dagli eventi con tour guidati che permettono di scoprire la sala principale e gli spazi espositivi. Avendo fatto una visita serale, ci siamo goduti l’edificio illuminato (e forse, così, è ancora più affascinante).
Per cena, andiamo a Bait al Luban, ristorante omanita a Mutrah, preso d’assalto da molti turisti (ma comunque buono). Serve assolutamente la prenotazione. Una volta seduti, viene portato immediatamente un bicchierino d’acqua aromatizzata al franchincenso. Proviamo diversi piatti omaniti, tra cui i katchori e polpette di patate fritte.
Giorno 4 – gita all’isola di Daymaniyat
Il nostro quarto giorno in Oman lo dedichiamo esclusivamente alla scoperta delle isole Daymaniyat.
A circa 45 minuti di barca da Muscat si trovano le isole Daymaniyat, riserva naturale protetta dall’UNESCO e uno dei luoghi marini più spettacolari dell’Oman. L’arcipelago custodisce una delle barriere coralline più ricche del mare d’Oman, habitat di tartarughe, pesci tropicali e numerose specie di uccelli.
L’accesso è regolamentato: si arriva solo via mare con guide autorizzate e le isole restano chiuse dal 1° maggio al 1° novembre per permettere la nidificazione delle tartarughe. I tour disponibili variano dalla mezza giornata alla giornata intera, con la possibilità – nei mesi più freschi – di campeggiare sulle spiagge.
Noi abbiamo scelto un’escursione di un giorno intero e ci siamo trovati benissimo: la guida ha seguito un percorso diverso da quello delle altre barche, restando più a lungo in alcuni punti, e ci siamo ritrovati quasi sempre soli. I gruppi sono piccoli, generalmente di 10-15 persone, il che rende l’esperienza ancora più piacevole.
Le ore in acqua sono state indimenticabili: durante lo snorkeling abbiamo nuotato con numerose tartarughe e incontrato pesci chirurgo, pesci pappagallo, calamari e altre specie dai colori sgargianti. Tra uno snorkeling e l’altro, abbiamo fatto la pausa pranzo nell’isola di “turtle city”, e avendo parecchio tempo a disposizione l’abbiamo esplorata anche a piedi.
È bene ricordare che il sole qui è molto forte: servono crema solare ad alta protezione, maglietta anti-UV e, se possibile, anche un pantaloncino. L’escursione è stata organizzata da Daymaniyat Experts, che consigliamo senza essere titubanti (sono tra i pochi ad offrire un tour di una giornata intera).



Giorno 5 – gita fuori porta a Muscat
Cosa vedere in Oman: il wadi Qurai, un wadi non molto turistico
Anche il quinto giorno decidiamo di fare una gita fuori da Muscat. La prima tappa è il Wadi Qurai. Lungo la strada ci è capitato di osservare una particolarità unica del Paese (di cui ci aveva parlato un geologo il giorno prima a Daymaniyat): milioni di anni fa la placca oceanica si è spinta sopra quella continentale, in un evento rarissimo noto come ofioliti.
Il risultato è che in Oman si può letteralmente camminare su montagne di roccia oceanica emersa, un fenomeno visibile a occhio nudo, come se due fogli fossero stati compressi l’uno contro l’altro.
Una volta arrivati a destinazione iniziamo il percorso a piedi. Il Wadi Qurai è un canyon roccioso con pozze d’acqua cristallina e i falaj, antichi canali scavati nella pietra per irrigare i campi. Ne esistono più di 3000 in Oman e molti sono ancora oggi in uso. Il Qurai non è turistico: qui si incontrano pastori e pastore di capre che ogni giorno percorrono i sentieri, spesso con un’agilità sorprendente.
Un giovane del posto ci ha guidati lungo il percorso più semplice, occupandosi con attenzione dei falaj, liberandoli dai rami e mantenendoli puliti, a conferma di quanto queste opere siano vitali come unica fonte d’acqua per chi abita la zona. Proprio per questo, quando possibile, evitate di camminare all’interno dei falaj.
Cosa vedere in Oman: fortezza Nakhal
Per la nostra seconda tappa, ci dirigiamo al Forte di Nakhal. Questo forte, si trova a circa 40 minuti da Muscat, arroccato su una collina rocciosa ai piedi delle montagne Hajar, in posizione strategica per dominare l’oasi circostante. L’ingresso costa circa 6,5 € a persona.
Le sue origini risalgono all’epoca preislamica, anche se la struttura che vediamo oggi fu ampliata soprattutto nel XVII secolo sotto la dinastia Ya’aruba. Il forte aveva una duplice funzione: difensiva, per proteggere i villaggi e i palmeti dagli attacchi esterni, e amministrativa, come residenza dei governatori. Oltre alle torri e alle mura possenti, all’interno ospita ambienti residenziali, sale di ricevimento, una piccola moschea e spazi dedicati alla vita quotidiana.
Restaurato di recente, oggi è visitabile e permette di osservare da vicino l’architettura militare omanita, con il tipico uso dell’arenaria color ocra. Dalle terrazze panoramiche si gode una splendida vista sulle piantagioni di datteri e sugli wadi della zona, in particolare il vicino Wadi Mistal.



Pausa caffè di ritorno in città: Qaha
Tornati in città, andiamo a prenderci uno specialty coffee da Qaha. Il caffè è davvero buono ed è molto frequentato da gente del posto. Ci dirigiamo poi in hotel per passare la nostra ultima serata a Muscat, che lasciamo dopo ben 5 notti.
Viaggio in Oman: una notte con le tarughe
Tappa al Wadi Shab
Durante il nostro sesto giorno in Oman, ci svegliamo presto per andare al Wadi Shab. Il Wadi Shab è probabilmente il canyon più famoso dell’Oman, raggiungibile in circa un’ora e mezza di auto da Muscat.
Dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio, si attraversa il fiume con una breve traversata in barca (1 OMR a persona andata e ritorno) e si inizia il sentiero che si snoda tra palme, pareti di roccia e appezzamenti coltivati da agricoltori locali, che qui lavorano soprattutto frutti tropicali. Nonostante la fama, il percorso è semplice e accessibile, soprattutto se confrontato con altri wadi più selvaggi come il Qurai.
L’ingresso è consentito dalle 7 alle 18 e conviene arrivare la mattina presto: noi siamo partiti intorno alle 7.50 e lo abbiamo percorso praticamente da soli, con una temperatura ideale. Il cammino dura in media tre ore (ma dipende da quanto tempo ci si ferma nelle pozze d’acqua), fino a raggiungere l’ultima piscina naturale, accessibile soltanto a nuoto. Lungo il tragitto si incontrano numerose vasche d’acqua cristallina.
Per il parcheggio, cercate di mettervi in un punto dove non vi possano intralciare l’uscita. A noi è successo ma, per fortuna, grazie alla proverbiale gentilezza omanita siamo riusciti a spostare la macchina per ripartire verso la nostra destinazione successiva.



Notte e alba con le tartarughe: la nostra esperienza al Ras al Jinz turtle reserve
Abbiamo poi fatto rotta a Sur, dove ci siamo fermati per un pranzo frugale in un ristorante turco e per uno specialty coffee da Brew Oz, Anche qui abbiamo preso il nostro solito V60 con ghiaccio.
Dopo esserci rifocillati, siamo arrivati a Ras al Jinz turtle reserve dove avremmo passato la notte.
Ras al Jinz Turtle Reserve si trova all’estremità orientale della Penisola Arabica, dove la costa dell’Oman incontra l’Oceano Indiano. È una delle aree più famose al mondo per l’osservazione delle tartarughe marine. Ogni anno migliaia di tartarughe verdi risalgono queste spiagge per deporre le uova, un rituale che si ripete da millenni e che testimonia il legame profondo tra esseri umani e natura lungo questo litorale.
All’interno dell’area protetta si trova anche un alloggio gestito dal governo omanita con una ventina di camere: semplice ma confortevole, include due escursioni guidate per l’avvistamento delle tartarughe (sia la notte che all’alba). Chi preferisce può organizzarsi con una cena al sacco, approfittando del piccolo alimentari subito fuori dalla riserva.
Noi abbiamo fatto entrambi tour e siamo fortunati abbastanza di vedere la schiusa delle uova di tartaruga (nel tour serale) che la deposizione delle uova (nel tour dell’alba). Entrambe gli avvenimenti sono a dir poco emozionanti.
Con il ranger abbiamo imparato che la tartaruga scava una buca profonda circa un metro, depone tra le 75 e le 200 uova e le ricopre con cura prima di rientrare in mare. In rari casi può perfino tornare dopo settimane per controllare il nido. Dopo circa due mesi, i piccoli faranno la loro corsa verso l’oceano.
Il periodo migliore per osservare questo fenomeno è l’estate, ma la riserva è aperta tutto l’anno e offre buone possibilità di assistere sia alla deposizione che alla schiusa. Le visite sono rigidamente regolamentate e sempre accompagnate dai ranger, a tutela degli animali.
All’interno dell’hôtel c’è anche un piccolo museo dove imparare qualche nozione. Ad esempio, viene sottolineato più volte che su questa fetta di litorale gli uomini vivono in simbiosi con le tartarughe da oltre 8.000 anni. Nel complesso una piacevole esperienza in un contesto dove la natura è la priorità. Non dimenticheremo mai la passeggiata pomeridiana sulla spiaggia tra le rocce modellate dal vento e dal mare, i colori della roccia e della sabbia, la tranquillità e la bellezza di questo posto.
Una notte nel deserto: Wahiba Sands
Ritorno a Sur: cosa vedere in Oman
Dopo esserci riposati un altro po’ dopo la sveglia all’alba, ci spostiamo di nuovo verso Sur. Sur è storicamente uno dei principali porti dell’Oman e ancora oggi è conosciuta per i cantieri navali di dhow, le imbarcazioni in legno che per secoli hanno collegato la penisola arabica all’Africa e all’Asia. La città ospita uno dei pochi cantieri ancora attivi dove i dhow vengono costruiti a mano, senza l’uso di chiodi ma con tecniche tradizionali tramandate da generazioni. Questi cantieri sono visitabili.
Da visitare c’è anche il quartiere di Al Ayjah, il borgo storico dei pescatori. Qui si trovano edifici tradizionali, piccole moschee e il faro di Al Ayjah, costruito a fine Ottocento per guidare le imbarcazioni in entrata e in uscita dalla laguna.



Cosa vedere in Oman: Wabi Sands, la nostra notte nel deserto
Dopo aver pranzato a Sur, ci dirigiamo verso la nostra notte nel deserto. Non avendo noleggiato un 4×4 – essenziale per guidare tra le dune di sabbia – il nostro campeggio (Adventurer Camp) ci dà appuntamento a Bidiyah, cittadina dove facciamo una pausa caffè eccezionale da 37° cafe. In Oman, gli specialty coffe stranno letteralmente anche nel deserto.
Il deserto delle Wahiba Sands (o deserto Sharqiya) si estende per circa 180 km da nord a sud e 80 km da est a ovest. È un’area ancora abitata da tribù beduine, con dune che raggiungono i 100 metri e cambiano colore durante la giornata, dal giallo al rosso scuro.
La struttura dell’Adventurer Camp piuttosto isolata rispetto agli altri campi, che permette di vivere il deserto senza troppo affollamento e rumori (e senza storture come la piscina). La notte in tenda è stata confortevole (con bagno privato), cena e colazione preparate sul posto. Si crea anche un’atmosfera conviviale per cui è facile fare amicizia con gli altri ospiti.
Dal campo partono diverse attività extra, come il tour in 4×4 tra le dune. Noi abbiamo scelto l’escursione nel deserto al tramonto. Siamo stati un po’ sfortunati perché si è alzato un forte vento, ci siamo riempiti di sabbia ma per fortuna avevamo con noi cappello e sciarpa per proteggere la testa. Nonostante ciò, abbiamo assistito ad un tramonto meraviglioso tra le dune.
3 notti a Al Hamra: il nostro arrivo nel giardino dell’Eden
Giorno 8: arrivo ad Al Hamra
Tappa intermedia a Ibra
Ibra è stata per secoli la porta d’ingresso al deserto delle Sharqiyah Sands, e non a caso l’abbiamo visitata subito dopo la nostra notte tra le dune, lungo la strada verso i Monti Hajar. Da qui partivano le carovane cariche di datteri, spezie e tessuti dirette a Zanzibar, un tempo colonia omanita. Le famiglie nobili costruivano palazzi eleganti, tra cortili ombreggiati e porte finemente intagliate: oggi restano le rovine del quartiere antico, con i suoi vicoli stretti, le case in fango crudo, vecchi souq, una moschea e un pozzo.
Fuori dalle mura si estendono piantagioni di datteri, segno della continuità agricola della zona. Oggi Ibra è anche una città universitaria dinamica, con un lato moderno che convive con quello più tradizionale. Anche qui abbiamo provato un ottimo caffè specialty immerso in un palmeto. Il posto si chiama قهوة الصفح.
Per pranzo, abbiamo fatto tappa in un ristorante yemenita prima di proseguire verso la regione di Ad Dakhiliyah.



Arrivo a Al Hamra
Ad Al Hamra abbiamo dormito forse nel posto più bello di tutto il viaggio. Stiamo parlando di Bait Salam Inn, un posticino incredibile gestita da un ragazzo dolcissimo, Hamza. La struttra è semplicemente unica, si trova all’interno di una casa antica di Al Hamra, fatta di fango crudo e legno intagliato. Più avanti scopriremo che è la vecchia casa dei nonni di Hamza. Davvero un’esperienza irripetibile, anche perché si trova all’interno di un bellissimo palmeto, forse il più bello visto durante il viaggio.
Al Hamra è adagiata ai piedi dei Monti Hajar ed è uno dei villaggi più antichi dell’Oman, abitato da oltre 400 anni. L’oasi che lo circonda è alimentata dai falaj e garantisce ancora oggi la sopravvivenza della comunità grazie alla coltivazione di datteri, banane, mango e foraggi per il bestiame.
Il centro storico è un labirinto di vicoli e case tradizionali in fango crudo (alcune a più piani, altre abbandonate per vivere nella “New Town”), testimonianza dell’architettura omanita pre-moderna. Per cena decidiamo di fermarci a Salam Inn, dove parliamo a lungo con Hamza.
Giorno 9: gite in giornata da Al Hamra
Gita a Jabal Shams: cosa vedere in Oman
La mattina ci svegliamo e – come da tradizione in Oman – andiamo nell’ennesimo specialty coffe buonissimo: Albidar Cafe. La missione della giornata è arrivare a Jabal Shams che si trova a circa un’ora di auto da Al Hamra ed è la montagna più alta dell’Oman con i suoi 3.009 metri.
L’ultimo tratto di strada è sterrato: senza un 4×4 è meglio non avventurarsi, anche se qualche automobilista con una berlina ci prova lo stesso. All’inizio della parte non asfaltata troverete diversi locali che offrono passaggi fino in cima (sempre contrattando il prezzo). È prevista nei prossimi anni la completa asfaltatura.
Dalla vetta si domina il Wadi Ghul, un canyon profondo soprannominato “il Grand Canyon d’Arabia”. Per secoli fu un punto di riferimento per pastori e carovanieri, oggi è una delle mete di trekking più celebri del Paese: da qui partono diversi percorsi escursionistici di varia difficoltà.
Il momento migliore per visitarlo è nel pomeriggio, al tramonto, quando la luce esalta i contrasti delle rocce. Se soffrite di vertigini, però, attenzione: gli strapiombi sono vertiginosi. L’aspetto geologico dell’Oman di cui vi parlavamo poco sopra, tra formazioni rocciose spettacolari e canyon scolpiti, qui raggiunge uno dei suoi massimi.



Misfat Al Abriyeen: sbirciando tra le case tradizionali
Misfat al Abriyeen è considerato uno dei villaggi più antichi e meglio conservati dell’Oman. Costruito in pietra locale sulle pendici dei Monti Hajar, si affaccia su terrazze con palme da dattero e banani, irrigate dall’iconico sistema dei falaj. Passeggiando tra i suoi vicoli si incontrano case tradizionali, alcune ancora abitate dalla tribù Al Abri e altre ormai abbandonate, che raccontano di una comunità agricola capace di resistere per secoli.
Non è un museo a cielo aperto, ma un villaggio vivo, e per rispetto degli abitanti è richiesto un abbigliamento adeguato (spalle e ginocchia coperte). Nonostante i cartelli, molti turisti ignorano queste regole: è bene ricordare che Misfat non è un parco giochi, ma una cittadina agricola ancora oggi abitata.
Dal villaggio parte anche il sentiero W9, che si snoda tra le case e l’oasi, offrendo scorci suggestivi sulle terrazze coltivate e sulla valle circostante. Il trekking è piuttosto semplice e potete valutare di fare solo alcuni pezzi (come abbiamo fatto noi).
A pranzo andiamo a mangiare un burger da Al Mango ad Al Hamra. Il caffè lo prendiamo a Saaf Café che si trova all’interno del palmeto.
Il forte di Bahla: è stata una tappa del nostro viaggio in Oman
Dopo esserci riposati un po’ ad Al Hamra (anche per scappare dal caldo) andiamo a vedere il forte di Bahla al tramonto.
Il Forte di Bahla è uno dei monumenti più imponenti dell’Oman e patrimonio mondiale UNESCO dal 1987. Costruito tra il XIII e il XIV secolo dalla tribù Banu Nebhan, domina l’oasi ai piedi del Jebel Akhdar. La sua struttura in fango crudo è circondata da un’impressionante cinta muraria in adobe lunga circa 12 chilometri, testimonianza della potenza e del prestigio della città in epoca medievale.
Bahla, nota anche come la “città dei jinn”, è avvolta da leggende che raccontano di spiriti che in una sola notte avrebbero eretto le mura e realizzato un ingegnoso sistema di irrigazione. Non mancano storie inquietanti di iene infuocate e uomini trasformati in asini, che alimentano la fama magica e misteriosa di questo luogo.
Cosa vedere in Oman: il castello di Jabreen
Dopo il forte, andiamo al castello di Jabreen, considerato uno dei più importanti di tutto l’Oman. Costruito nel XVII secolo dall’Imam Bil’arab bin Sultan della dinastia Yaruba, non nacque come fortezza militare ma come residenza di cultura e sapere, testimonianza di un Oman colto e raffinato.
Le sue sale finemente decorate, i soffitti lignei intarsiati e gli intricati giochi di luce raccontano ancora oggi la vocazione intellettuale di chi lo abitava, anche se nei secoli fu adattato anche a funzioni difensive.
Dopo la visita torniamo ad Al Hamra, dove vale la pena provare la cucina yemenita da Alhilal Mustadam: piatti generosi serviti sotto fragranti focacce appena sfornate. Un’esperienza molto “local”, che in Oman si accompagna spesso all’abitudine di farsi servire direttamente in macchina, semplicemente suonando il clacson davanti al ristorante.
2 notti a Nizwa: le ultime tappe del nostro viaggio in Oman
Giorno 10: arrivo a Nizwa
Ultima colazione ad Al Hamra e Museo Bait Al Safah
Per colazione, salutiamo Hamza che ci prepara dei mango verdi da urlo. Poi andiamo a prendere un caffè da iydllic, un posto davvero delizioso.
Prima di lasciare Al Hamra vale la pena fermarsi al Museo Bait Al Safah, ospitato all’interno di quella che un tempo era la casa del capo tribù della cittadina. Ad Al Hamra convivono tre tribù, mentre in tutto l’Oman se ne contano circa cento: grazie al Sultano Qaboos, vivono in pace da oltre cinquant’anni.
Il museo è una sorta di casa tradizionale omanita che ripercorre la vita e le usanze locali. Le abitazioni, costruite in fango crudo, venivano ricoperte con polpa di dattero per evitare crepe, mentre all’interno sono conservati oggetti quotidiani e strumenti agricoli. Qui abbiamo scoperto che quando si preparava il caffè, il suono riecheggiava per tutta la città: era il segnale che chiunque poteva entrare per berlo insieme agli altri.



Cosa vedere in Oman: Nizwa
Arrivati a Nizwa, l’antica capitale dell’Oman, abbiamo cercato subito un posto dove mangiare. Abbiamo preso un kebab da Albormah For Turkish Food.
Dopo pranzo, abbiamo iniziato la perlustrazione della città partendo dal souq. Il Souq di Nizwa è uno dei più famosi dell’Oman ed è particolarmente suggestivo al tramonto. Qui si trovano spezie, datteri, artigianato e dolci tipici.
La seconda tappa del pomeriggio è stata al Forte di Nizwa, costruito nel XVII secolo dall’imam Sultan bin Saif al Ya’rubi, era il fulcro della capitale dell’imamato omanita. Dietro l’aspetto residenziale si nasconde una vera macchina difensiva: pozzi, celle, depositi d’acqua e trappole mortali. Un esempio? L’olio bollente da versare sulle scale o le botole per far sparire gli intrusi. Tutto è studiato nei minimi dettagli.
Decidiamo poi di passeggiare per la città antica. Fino a pochi decenni fa Nizwa era considerata molto conservatrice, tanto che persino l’esploratore britannico Wilfred Thesiger decise di evitarla nei suoi viaggi nel deserto del Rub’ al-Khali. Oggi la situazione è parecchio diversa, essendo una delle città più visitate del paese. Finiamo la giornata con ottimi piatti yemeniti da Turath al Mandi.
Giorno 11: ultima giornata a Nizwa
Mercato delle capre a Nizwa
La penultima mattina è iniziata presto con una visita al mercato delle capre di Nizwa, che si tiene ogni venerdì mattina. Venditori e compratori si riuniscono per scambiare capre, pecore e bovini. Il mercato inizia intorno alle 6 e termina verso le 8:30. È stata sicuramente un’esperienza interessante, con molti local (e qualche turista).
Cosa vedere in Oman: Jabal Akhdar ed incontro con Khalif
Ci siamo poi diretti a Jabal Akhdar, la montagna verde. Siamo sopra i 2.000 metri, il clima è fresco. Una coccola con il caldo che abbiamo vissuto in quei giorni.
A seguito di alcuni incidenti mortali per scendere dalla montagna (le pendenze non scherzano mica qui), Jabal Akhdar è raggiungibile solo con un 4×4. Alcuni omaniti ci hanno consigliato di andare al benzinaio di Birkat Al Mawz e cercare un driver. A noi è andata benissimo, abbiamo incontrato Khalifa, un signore anziano dai modi dolci, ex guida in pensione, che continua a portare su qualche turista tra le sue montagne (ma solo due a settimana, ci tiene a precisare).



Perché si chiama la “Montagna Verde”? Perché qui, a differenza di gran parte dell’Oman (con eccezione di Salalah al sud del paese), l’agricoltura è sorprendentemente rigogliosa. Grazie al clima più fresco e umido dell’altopiano di Saiq prosperano frutteti terrazzati e coltivazioni di rose. Si trovano alberi di pesche, noci, melograni, fichi e albicocche, oltre a ulivi per la produzione di olio d’oliva.
Ma la vera protagonista è la rosa di Damasco: ogni primavera, tra marzo e aprile, le rose vengono raccolte a mano e distillate in acque di rosa secondo metodi tradizionali e moderni. Nell’altopiano di Saiq ci sono tanti villaggi (abitati e non) dove poter camminare. Khalifa ce ne ha fatti vedere un paio, portandoci anche in luoghi nascosti.
Nel villaggio di Saiq c’è un piccolo museo che fa vedere come viene distillata l’acqua di rose. Un processo lunghissimo ma che crea un prodotto di alta qualità. Abbiamo comprato un bel po’ di boccette a prezzi veramente onesti. Quest’anno la fioritura delle rose è finita un po’ prima purtroppo (ha piovuto poco nel 2025).
L’ultima tappa di questo tour per la montagna verde – 4 ore in tutto – è Wadi Bani Habib, una città abbandonata in mezzo a coltivazioni di noci e melograno. Una volta tornati a Birkat Al Mawz pranziamo in un posto spartano ma buono, Fakhri, consigliato da Khalifa.
Oman Across the ages: un museo innovativo
Nelle ore più calde andiamo a visitare il bellissimo museo Oman Across the Ages, a circa 20 minuti da Nizwa. Oltre ad essere architettonicamente incredibile, è un museo interattivo che ripercorre la storia dell’Oman. Fatto davvero bene, una sorpresa incredibile. La visita può durare più di qualche ora. Piccolo esempio di alcune gemme che troverete: incisione rupestre raffigurante un cammello – 8000/5000 a.C.
Per cena andiamo in un ristorante turco, مطعم ومقهى إلهان التركي.
Giorno 12: salutando l’Oman
Colazione nell’ultimo specialty coffee omanita
Prima di salutare l’Oman andiamo in un ultimo specialty coffee bellissimo, forse uno dei più belli: Anat Café. I ragazzi che gestiscono il posto, hanno iniziato una coltivazione a Jabal Akhdar, le montagne verdi. È la prima coltivazione di caffè del paese.
Dopo un ottimo caffè cominciamo la salita verso gli Emirati Arabi Uniti.



Visita ad Al Ayn prima di lasciare l’Oman
Prima però facciamo una tappa intermedia a Al Ayn. È un piccolo villaggio rurale, con qualche casetta, un falaj ed alcuni campi agricoli con coltivazioni di papapya. Per arrivare alle tombe ad alveare bisogna attraversare un fiume che oggi non c’è più.
Non è molto turistico, quindi entrate in punta di piedi. Le tombe ad alveare, patrimonio UNESCO, furono costruite tra il 3000 ed il 2000 a.C., all’epoca delle civiltà di Hafit e di Umm An Nar. Sono ben visibili nel villaggio di Al Ayn.











