Se hai già letto il nostro itinerario di 21 giorni in Giappone, sai che ci siamo affezionati a molte tappe. Ma se dovessimo indicarti la sorpresa più grande di tutto il viaggio, senza troppi giri di parole ti diremmo: le Alpi giapponesi. Quindi cosa vedere nelle Alpi giapponesi?Aspettati villaggi con i tetti di paglia usciti da una fiaba, castelli originali in legno, degustazioni di sakè in cantine attive da tre secoli e notti in un ryokan con onsen privato.
In questo articolo raccogliamo tutto quello che abbiamo imparato attraversando le Alpi giapponesi in auto, da Kanazawa fino alle porte di Tokyo: cosa sono, quando conviene andarci, come muoversi e, soprattutto, quali paesini e città vale la pena inserire nel tuo itinerario.
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Cosa sono le Alpi giapponesi?
Con questo nome, si indicano tre catene montuose parallele che tagliano il cuore dell’isola di Honshu: i monti Hida (Alpi Settentrionali), i monti Kiso (Alpi Centrali) e i monti Akaishi (Alpi Meridionali). Diverse cime superano i 3.000 metri e sono tra le più alte del paese subito dopo il Monte Fuji.
Il nome lo dobbiamo a un occidentale. Fu l’archeologo inglese William Gowland a battezzare così i monti Hida a fine Ottocento, e il termine venne poi reso popolare dal reverendo Walter Weston, missionario e alpinista con tanto di targa commemorativa a Kamikochi. Col tempo anche i giapponesi hanno adottato il calco Nihon Arupusu.
Il nostro itinerario è un viaggio tra le valli e ai piedi delle Alpi, alla scoperta dei villaggi rurali, delle città storiche e delle tradizioni che questa geografia difficile ha plasmato nei secoli.
Quando andare nelle Alpi giapponesi
Ogni stagione racconta una versione diversa di queste montagne, quindi la risposta dipende molto da cosa vuoi vedere.
- Primavera (marzo-maggio): è il periodo in cui siamo andati noi. Occhio però che qui la fioritura dei ciliegi arriva più tardi rispetto alla costa. Le temperature sono ancora fresche, soprattutto la sera, quindi porta qualcosa di caldo.
- Estate (giugno-agosto): ideale per chi vuole camminare e fare trekking, con Kamikochi e i sentieri alpini nel pieno della stagione. In pianura fa un caldo umido notevole, ma in quota si respira.
- Autunno (ottobre-novembre): il momijigari, la caccia alle foglie rosse. Se torneremo, sarà probabilmente in questa stagione così da poter assistere al foliage.
- Inverno (dicembre-febbraio): i villaggi UNESCO sotto la neve devono essere semplicemente unici (noi a inizio aprile ne abbiamo trovata un po’), ma il freddo può essere impegnativo.
Come muoversi tra le Alpi giapponesi
Come per il resto del nostro viaggio, noi ci siamo spostati in auto e per una zona come questa lo consigliamo forse ancora di più. Il treno raggiunge i centri principali come Takayama, Matsumoto, Nagoya e Nagano, ma sono proprio i villaggi minori, quelli senza stazione o dove non arrivano i tour in giornata, che ci sono piaciuti di più. Quindi nessun treno shinkansen né Japan rail pass delle JR per noi, il che può sembrare una scelta controcorrente per un viaggio in Giappone.
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Da dove partire: Kanazawa è un punto di partenza ideale


Kanazawa non fa parte delle Alpi giapponesi, ma è una delle porte d’accesso alla regione e il punto da cui decidiamo di iniziare il nostro viaggio verso le montagne. Arrivando dalla costa del Mar del Giappone, ci fermiamo una giornata per visitare la città prima di metterci in strada.
La prima tappa è Omicho Market, il grande mercato alimentare di Kanazawa, dove assaggiamo subito una delle specialità della città: il pesce del Mar del Giappone, servito soprattutto sotto forma di sushi e sashimi.
Da qui raggiungiamo Higashi Chaya, l’antico quartiere delle geishe, con le sue case tradizionali in legno, per poi passare al Castello di Kanazawa e al vicino Kenroku-en, considerato uno dei giardini più belli del Giappone, inserito anche tra i tre grandi giardini del paese. Quest’ultimo ci ha colpito soprattutto per la fontana più antica del paese e la cura del verde: i giardinieri sono continuamente al lavoro per potare e modellare gli alberi.
Prima di lasciare Kanazawa facciamo anche un giro a Nagamachi, l’antico quartiere dei samurai, dove troviamo diversi negozi di ceramiche Kutani, tar le più famose del paese insieme a quelle di Hagi e di Kyoto. È una delle cose che ci interessano di più della città e, ancora oggi, ci pentiamo di non aver comprato alcune delle ceramiche che avevamo visto.
Per la notte ci spostiamo a Tsurugi, poco fuori Kanazawa, dove abbiamo trovato una minshuku (affittacamere) economica e molto carina. Il giorno seguente partiamo finalmente per le Alpi giapponesi!
Il nostro itinerario tappa per tappa
Cosa vedere nelle Alpi giapponesi: Gokayama e Suganuma, i villaggi UNESCO più autentici
I villaggi storici delle Alpi giapponesi sono Patrimonio UNESCO dal 1995. Le motivazioni che l’hanno resi tali è che mostrano in modo intatto come le comunità rurali abbiano organizzato la vita per sopravvivere a uno degli ambienti più duri del paese.
Il tratto distintivo sono i tetti in stile gasshō-zukuri, che significa “mani in preghiera”: ripidissimi, pensati per far scivolare via la neve agilmente. Si sono sviluppati tra il XV e il XVII secolo e sono fatti di paglia spessa anche un metro, legata con corde e senza un solo chiodo. Isolano dal freddo ma soprattutto evitano che il tetto si riempia di umidità e muffe. Il tetto va rifatto ogni 20-30 anni e, per sostituirlo, interi villaggi si mobilitano ancora oggi a lavorare insieme, una tradizione collettiva che l’UNESCO ha voluto tutelare tanto quanto le case stesse.
Il nostro giro è cominciato da Gokayama, e proprio grazie all’auto siamo riusciti a raggiungere Suganuma, un villaggio minuscolo e autentico con davvero pochi turisti.

Shirakawa-Go: il più famoso (e vale la fama)
Da Suganuma proseguiamo verso Shirakawa-go, il più grande e famoso dei villaggi gasshō-zukuri. Rispetto a Suganuma la differenza si nota subito: Shirakawa-go è molto più esteso e, soprattutto, molto più frequentato dai turisti.
Il villaggio si sviluppò lungo il fiume Shōkawa in una valle isolata dalle montagne, dove per secoli le comunità locali hanno vissuto principalmente di agricoltura e allevamento del baco da seta. Le grandi case gasshō-zukuri avevano anche una funzione produttiva: i piani superiori venivano utilizzati per l’allevamento dei bachi da seta, mentre il piano terra era destinato alla vita quotidiana.
A differenza di Suganuma, qui ci sono diverse case storiche visitabili, oltre a negozi, ristoranti e strutture ricettive. Il villaggio è diventato una delle principali attrazioni turistiche delle Alpi giapponesi, ma conserva ancora alcune abitazioni private.
Arriviamo nel pomeriggio, quando gran parte dei visitatori delle escursioni giornaliere sta già ripartendo, e ne approfittiamo per girare con più calma tra le case. È anche possibile salire al punto panoramico di Ogimachi per vedere dall’alto la disposizione del villaggio e dei suoi caratteristici tetti.
Takayama: soia, sakè ed un città vecchia incantevole
La seconda notte la passiamo a Takayama, nel cuore delle Alpi. La città vecchia, con le sue costruzioni del periodo Edo, è tra le più suggestive di tutto il Giappone (per noi seconda solo al quartiere samurai di Hagi).
Takayama è famosa soprattutto per due cose. La prima è la salsa di soia, che da Onoya producono da 250 anni (qui abbiamo preso una salsa di soia ed il miso davvero eccellenti). La seconda è il sakè, che alla distilleria Funasaka fanno dal 1688. Qui puoi fare anche una degustazione (non c’è bisogno di prenotare). Noi non ce lo siamo fatto ripetere due volte e abbiamo fatto entrambe le esperienze.
Per cena, soba pazzeschi con verdure di montagna e manzo di Hida da Miyabi-an Soba: se riesci prova a sederti davanti allo chef in azion. Per noi è stato uno spettacolo quasi ipnotico. La mattina dopo, colazione da Sway Coffee Roastery e passeggiata al mercato mattutino di Miya-gawa, dove la gente del posto va a comprare i cipollotti freschi (di cui i giapponesi vanno ghiotti).


Matsumoto: il castello del corvo e Yayoi Kusama
Da Takayama ci siamo spostati a Matsumoto, città vivace e giovane, piena di edifici mercantili in legno di epoca Edo. La vera perla è il castello di Matsumoto, uno dei soli 12 castelli giapponesi originali e il più antico castello in legno del paese (risale al 1595). È soprannominato “castello del corvo” per il suo profilo nero, ed è forse il più scenografico che abbiamo visto, con le Alpi giapponesi innevate che gli fanno da sfondo. Diciamo “forse” perché quello di Matsuyama forse è quello che ci ha colpito di più (anche perché è stato il primo che abbiamo visto).
Matsumoto è anche la città natale di Yayoi Kusama, l’artista delle zucche a pois famosa in tutto il mondo. Il Matsumoto City Museum of Art le dedica quasi interamente le sue sale e ripercorre la sua vita dalle allucinazioni dell’infanzia fino a oggi (classe 1929, continua a produrre opere ogni anno). Una mostra che ci è piaciuta davvero tanto!
Abbiamo pranzato al tempio del karaage cittadino, il centro del pollo fritto di Matsumoto, e caffè da Alps Coffee Lab.
Nagano: lo Zenkō-ji e il primo onsen
Tappa successiva, Nagano, dove abbiamo passato l’ultima notte del nostro viaggio itinerante. Il cuore della città è lo Zenkō-ji, tempio buddhista fondato nel 642 per custodire una delle prime statue buddhiste arrivate in Giappone dalla Corea. La sua particolarità è di essere sempre stato aperto a tutti, non solo alle élite. Ed è proprio attorno al pellegrinaggio verso questo tempio è nata la città di Nagano. Anche i dintorni del tempio sono deliziosi.
Poco fuori città abbiamo dormito a Kamesei, gestito da una coppia nippo-statunitense. Dopo 2 settimane di viaggio, è stata la nostra prima vera esperienza in un ryokan, la locanda tradizionale giapponese (quindi si dorme sul tatami, come abbiamo fatto anche nelle altre tappe del viaggio) con onsen. Ci siamo goduti un’ora di onsen privato prenotabile alla reception, e per cena udon strepitosi da una izakaya del posto, guardando Detective Conan alla TV insieme alla proprietaria.


Karuizawa: cascate e ultimo saluto alle montagne
L’ultima tappa prima di arrivare a Tokyo è stata Karuizawa. Ci siamo arrivati dopo una colazione memorabile da Le pain élégant (ribadiamo: le bakery giapponesi sono un patrimonio dell’umanità).
Qui siamo andati alle Shiraito Waterfalls, cascate alimentate da un sistema naturale affascinante: l’acqua nasce dalle piogge sul Monte Asama, un vulcano attivo e davvero mozzafiato, si infiltra nel sottosuolo e impiega circa sei anni prima di riemergere lungo la parete rocciosa, formando quei sottili fili d’acqua che danno il nome alle cascate. Il flusso è costante tutto l’anno e non si prosciuga nemmeno d’inverno.
Karuizawa è anche la località di villeggiatura dove i tokyoti più facoltosi tengono la loro cabin nel bosco. Vale una passeggiata in centro prima di lasciare, con un pizzico di malinconia, le Alpi giapponesi alle spalle.
Quanti giorni servono per le Alpi giapponesi
Dipende da quanto tempo hai/vuoi dedicare a questa fetta del paese:
- 1 notte: Puoi visitare un villaggio UNESCO (Shirakawa-Go) più una notte a Takayama ed un’altra a Kanazawa (che ripetiamo non fa parte delle Alpi giapponesi).
- 2 notti: Puoi aggiungere qualche altro villaggio, tipo gasshō-zukuri, Takayama, Matsumoto e una notte in ryokan a Nagano.
- 3 notti o più: puoi aggiungere Kamikochi per i sentieri alpini, oppure dedicarti alla valle del kiso, dove puoi fermartia Magome e Tsumago magari percorrendo l’antica via nakasendo, una via postale giapponese lunga 534 km che collegava Edo (l’odierna Tokyo) a Kyoto. C’erano 69 punti di sosta ed era percorsa principalmente da samurai, mercanti e pellegrini.
Le Alpi giapponesi possono quindi essere inserite tranquillamente un itinerario tra Tokyo e Kyoto per esplorare sentieri battuti di meno dai soliti itinerari turistici.
Consigli pratici per il tuo viaggio
Qualche dritta raccolta sul campo, prima di salutarci:
- Dormi in guesthouse e case tradizionali. In Giappone sono davvero delle pepite. Costano poco (noi in media a notte, per l’intero viaggio, abbiamo speso circa 37€ a notte a testa) e regalano incontri umani che nessun hotel può offrire. Molte le trovi su Booking o su Airbnb.
- Prova almeno un ryokan. E se sei in coppia, valuta l’onsen privato.
- Non fidarti (troppo) di Google. In Giappone sono avarissimi con le recensioni: un ristorante con 3,5 stelle qui è spesso molto buono.
- Occhio agli orari. Nei borghi piccoli molti negozi e caffè chiudono un giorno infrasettimanale (il mercoledì, spesso). Verifica prima di programmare una tappa attorno a un posto specifico.
Le Alpi giapponesi sono state per noi una delle parti più belle del viaggio. Per il quadro completo del nostro viaggio, ti consigliamo di leggere il nostro articolo con l’itinerario di 21 giorni in Giappone.







