Quella della Valle D’Aosta non è tra le strade del vino in Italia più famose. Forse perché solo il 0,05% del vino prodotto in Italia viene da questa regione, o forse perché i vitigni autoctoni della Valle D’Aosta non so così famosi. Eppure, sono ricchi di sorprese, di fascino e eroismo (avete mai sentito parlare di viticoltura eroica, ovvero la viticoltura che si fa in alta quota?). Proprio per questo, ti consigliamo assolutamente l’itinerario che abbiamo seguito per un weekend in Valle D’Aosta.
Come arrivare in Valle D’Aosta da Roma
Noi ci siamo trovati molto bene a raggiungere la Valle D’Aosta da Roma in treno e macchina. Abbiamo preso il treno fino a Milano (che ormai da Roma si raggiunge in 3 ore) sfruttando una delle tante offerte di Italo. Da lì abbiamo noleggiato un’automobile ed in circa due ore eravamo in Valle D’Aosta! Per noi è indubbiamente il metodo più comodo, veloce ed economico (va detto che non siamo proprietari di un’automobile) per raggiungere la Valle D’Aosta dal centro Italia.
Dove dormire in un weekend in Valle D’Aosta
Per il nostro weekend sulle orme della via del vino della Valle D’Aosta, abbiamo deciso di soggiornare nella chambere d’hôtes Le Parfum du Sel a Jovençan, vicino ad Aosta. Il luogo è strategico, le camere sono bellissime, le colazioni divine (con formaggi ed altri prodotti locali) ed i proprietari carinissimi. Il plus è il giardino con la possibilità di usufruire la jacuzzi. Davvero consigliassimo!
Giorno 1 del nostro weekend in Valle D’Aosta
Tappa fuori regione: tra i vigneti di Carema (Piemonte)
Arrivando da Milano verso la Valle d’Aosta si incontra Carema, ultimo comune piemontese prima del confine regionale. Il borgo è celebre per i suoi vigneti terrazzati, sostenuti dai caratteristici pilastri in pietra (“pilun”), che creano un paesaggio agricolo unico.
Qui nasce il Carema DOC, una delle denominazioni storiche del Piemonte (1967), ottenuta da Nebbiolo coltivato in condizioni particolarmente difficili: ripidi pendii, suoli morenici poveri e un microclima che unisce influssi alpini e mediterranei. Ne derivano vini eleganti, dal colore granato delicato e dai profumi floreali e speziati, con un corpo fine ma capace di grande longevità.
Oltre alla storica Cantina dei Produttori di Carema, meritano una sosta anche piccole realtà indipendenti come la Cantina Toglliana, dove è possibile degustare il Carema DOC.



Cantina Grosjean, tra le più prestigiose della Valle d’Aosta
La viticoltura valdostana è tra le più piccole d’Italia: rappresenta appena lo 0,05% della produzione nazionale, ma ha un carattere unico legato alle condizioni estreme. Le vigne si trovano spesso su pendii ripidi, in piccole parcelle terrazzate, motivo per cui rientrano a pieno titolo nella cosiddetta viticoltura eroica.
Un ottimo punto di partenza per un itinerario di viaggio alla scoperta dei vini valdostani (come lo è stato per noi) è la cantina Grosjean, realtà familiare nata negli anni ’60 e oggi tra le più rappresentative della regione. I suoi vigneti si estendono tra i 600 e gli 800 metri di quota, nella zona di Quart, con appezzamenti distribuiti su diversi versanti che permettono di coltivare varietà autoctone e internazionali.
Tra i vini valdostani spiccano i rossi da vitigni locali come Petit Rouge, Fumin e Cornalin, capaci di dare vini speziati e di buona struttura, ma anche bollicine e bianchi freschi e minerali da Petite Arvine, Prié Blanc e Moscato Bianco. La produzione è ridotta, ma rispecchia la diversità di un territorio alpino che ha saputo sviluppare una propria identità enologica distinta dalle vicine aree piemontesi e svizzere.
Una passeggiata ad Aosta
Non si può percorrere la Route des Vins senza dedicare almeno qualche ora al capoluogo regionale. Fondata dai Romani come Augusta Praetoria nel 25 a.C., Aosta conserva ancora un patrimonio archeologico notevole: l’Arco di Augusto, il Criptoportico forense e soprattutto il Teatro Romano, la cui monumentale facciata è diventata uno dei simboli della città (purtroppo a luglio 2025 era in fase di restauro).
Passeggiando per il centro si incontrano testimonianze medievali e rinascimentali, come la Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista, sorta su una basilica paleocristiana del IV secolo. La facciata attuale è neoclassica, mentre gli interni custodiscono affreschi e decorazioni barocche che raccontano la stratificazione artistica della città.
Aosta rappresenta quindi un punto d’incontro: qui le tracce romane si sovrappongono alle architetture medievali e moderne, e oggi fanno da cornice a una città viva, con botteghe, mercati e una tradizione gastronomica che lega storia e territorio.



Giorno 2 del nostro tour enogastronomico valdostano
Tappa al Lago d’Arpy
Un’escursione semplice ma suggestiva è quella al Lago d’Arpy, a oltre 2.000 metri di quota. Il sentiero parte dal Colle San Carlo, nei pressi dell’Hotel La Genzianella (consigliamo di puntare il navigatore qui), e si percorre in circa 50–60 minuti (ovviamente si impiega lo stesso tempo per il ritorno). Il tracciato ha difficoltà T (turistica), quindi adatto anche a chi non è abituato a lunghe camminate.
Attraversando boschi di larici e radure panoramiche si raggiunge il lago, situato a 2.068 metri, incastonato in una conca naturale con splendide vedute sul Monte Bianco e sulle montagne circostanti.
È una meta accessibile e molto frequentata, una tappa naturalistica ideale da inserire in un itinerario dedicato al vino e alla scoperta della Valle d’Aosta.



Un pranzo tra le montagne, relax e degustazione in cooperativa
Dopo la camminata al Lago d’Arpy ci siamo fermati alla Baita La Jolie Bergère, rifugio tipico in legno immerso nei pascoli sopra La Thuile. Qui abbiamo assaggiato alcuni piatti della tradizione valdostana, come la polenta con fontina.



Il pomeriggio è stato invece all’insegna del relax presso l’hotel Parfum du Sel (Jovençan), dove abbiamo usufruito della spa con idromassaggio messa a disposizione dell’albergo, ideale per recuperare energie prima di tornare sul percorso del vino.
Il pomeriggio si è concluso con una degustazione alla Cave des Onze Communes, cooperativa vitivinicola che riunisce diversi piccoli produttori del territorio. Tra i vini proposti spicca la Petite Arvine “Miniere”, affinata in vasche di granito del Monte Bianco e successivamente custodita nelle antiche miniere di magnetite di Cogne: un esempio di come la viticoltura valdostana sappia intrecciare innovazione, territorio e memoria storica.



Aymavilles, castello di Sarre e cena di carne valdostana
Proseguendo lungo la strada dei vini si incontrano due castelli che dominano la valle. Ad Aymavilles, il castello trecentesco con le sue quattro torri è stato nei secoli rimaneggiato più volte e oggi ospita una collezione dell’Accademia di Sant’Anselmo, oltre a raccontare la storia delle famiglie Challant e Bombini. La posizione sopraelevata lo rende un punto di riferimento visivo per tutta l’area vitata circostante.
Poco più avanti, a Sarre, sorge il Castello Reale, residenza di caccia acquisita da Vittorio Emanuele II nel 1869 e legata alla dinastia sabauda fino al Novecento. All’interno custodisce una ricca esposizione che documenta la storia dei Savoia e il loro rapporto con la montagna. Le terrazze coltivate a vite che lo circondano mostrano ancora una volta il legame tra paesaggio, storia e viticoltura.
La giornata si è conclusa con la cena al ristorante La Chaumière, poco sopra Aosta, dove abbiamo mangiato divinamente.
Giorno 3 sulla route des vins valdostana
Weekend in Valle D’Aosta: Morgex, i vitigni più alti d’Europa
Per il nostro ultimo giorno in Valle D’Aosta, ci siamo diretti verso l’estremità nord-occidentale della regione, a Morgex. Qui viene coltivato il Prié Blanc, vitigno autoctono a bacca bianca che cresce a quote comprese tra i 900 e i 1.200 metri, risultando il vigneto più alto del continente. Le viti, allevate a pergola bassa per proteggere i grappoli dal freddo e dalle gelate primaverili, sono inoltre a piede franco: il suolo sabbioso e l’altitudine hanno preservato queste piante dalla fillossera, permettendo una coltivazione antica e rara.
Durante la visita alla cantina Famiglia Pavese (cantina Pavese Ermes) abbiamo potuto degustare diverse interpretazioni del Prié Blanc, tra cui l’“Essence”, affinato in anfore di ceramica. I vini si distinguono per la freschezza, la mineralità e una grande capacità di raccontare il territorio alpino estremo da cui provengono.



Arnad e Forte di Brad
L’ultima tappa della Route des Vins porta verso la bassa Valle (in direzione Milano). Ad Arnard si trova una delle eccellenze gastronomiche più note della regione: il lardo d’Arnad DOP, prodotto con ricetta tradizionale che prevede la stagionatura in antichi recipienti di legno, insaporito con erbe e spezie locali. Non è solo un salume, ma un patrimonio culturale che racconta la storia della conservazione degli alimenti in montagna.
Poco più avanti, a presidiare la gola della Dora Baltea, sorge il Forte di Bard. Ricostruito tra il 1830 e il 1838 su ordine di Carlo Felice di Savoia, dopo che la precedente fortificazione era stata distrutta da Napoleone, il forte fu concepito come punto strategico per controllare gli accessi alla Valle d’Aosta e difendere il territorio da possibili invasioni. Oggi ospita mostre, eventi e un museo permanente, rappresentando una delle principali attrazioni culturali della regione.














